Si apre il confronto sulle scelte urbanistiche per l'area portuale e industriale La Lucchini propone il mini-mill per coils al parco rottami In gergo la chiamano "Utoe 9". In concreto sarà la definizione dell'assetto urbanistico dell'area più rilevante per lo sviluppo economico della città, dal piano regolatore portuale a quello della nautica da diporto e della cantieristica, dalle bonifiche ai nuovi assetti dell'industria, dalla nuova viabilità con la 398 e il nuovo assetto rete ferroviaria a servizio delle banchine. Lo studio preliminare è terminato e lunedì prossimo, al Circondario, ci sarà il primo incontro con tutti gli assessori e consiglieri comunali della Val di Cornia, i sindacati e le associazioni ambientali e di categoria, le principali aziende, la Regione e la Provincia. Che cosa c'è davvero in gioco? Lo abbiamo chiesto al sindaco di Piombino e presidente del Circondario Gianni Amselmi. «L'accordo per il trasferimento dei fanghi di Bagnoli - spiega Anselmi - ha prodotto un'accelerazione della progettazione urbanistica e della progettazione di opere strategiche. Tra poche settimane avremo in mano il progetto preliminare della Sat per la 398, l'Autorità portuale ha già inviato il progetto per i nuovi banchinamento al ministero dei Lavori pubblici e avviato l'elaborazione del Prg portuale, di cui l'accordo per Bagnoli prevede l'approvazione entro l'estate. Dal canto nostro dovevamo definire la pianificazione dell'Utoe 9 e il piano della nautica, anche sulla base dell'accordo sulle bonifiche e la reindustrializzazione che stiamo trattando con i ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico. Abbiamo deciso di non procedere a settori ma di tenere tutto all'interno di un unico accordo di pianificazione urbanistica». Quando contate di concludere questo lavoro? «Secondo l'accordo per Bagnoli, il Prg del porto doveva essere pronto entro giugno, andremo probabilmente oltre questa scadenza, ma solo di qualche settimana. Entro l'estate intendiamo portare in Consiglio l'adozione di tutta la pianificazione dell'area. I tecnici del Comune e quelli dell'Autorità portuale hanno lavorato molto in questi mesi, confrontandosi che i vari livelli istituzionali, le aziende e il progettista della Sat La Camera per la 398. Le proposte sono definite e da lunedì iniziamo un confronto che proseguirà interessando le forze politiche e tutti i Comuni del Circondario. Il quadro è pronto, insomma, ma è bene precisare che niente è già stato ancora deciso». Nell'ambito di questa parte della pianificazione dovrete risolvere anche il problema della collocazione dei nuovi impianti programmati dalla Lucchini, in particolare il mini-mill per i coils, che a quanto pare i tecnici dell'azienda vorrebbero costruire nel parco rottami, contiguo all'area di Città Futura che deve essere recuperata. Che ne pensa di questo? «Realizzare il mini-mill al parco rottami dal punto di vista urbanistico sarebbe una discontinuità rispetto al progetto d'allargamento di Città Futura. L'azienda sostiene però che il nuovo impianto, che sarà in colata continua, deve essere vicino all'acciaieria per motivi tecnici. Forse potrebbe essere addirittura demolita l'intera palazzina della direzione per fargli posto. Credo che sia nostro dovere valutare con serietà il progetto. Siamo infatti difronte ad un investimento considerevole che punta sulla qualità e sulla diversificazione produttiva della Lucchini, in più aderisce anche alle istanze che da tempo vengono dalla città. Si parla di un incremento occupazionale di 200 unità, tra l'altro, e non si può risolvere il problema con quattro chiacchiere». E per la nautica quale sono le proposte? «Abbiamo dato incarico ai tecnici di valutare i pro e i contro di tutte le ipotesi in campo per il porto turistico indicate dallo studio Aminti-Pranzini: Foce del Cornia, Chiusa di Pontedoro, Poggio Batteria. Dobbiamo poi definire l'area per la cantieristica, produzioni di scafi e riparazioni, che ha bisogno di capannoni e piazzali. E' evidente che sia la Chiusa che Tor del Sale presentano lo stesso problema della vicinanza con insediamenti industriali. I criteri di scelta devono dunque essere altri, come altri, come la presenza delle infrastrutture viarie, la sostenibilità del finanziamento dell'investimento per il privato, l'impatto delle opere. Per il porto turistico i progetti su Poggio Batteria hanno il vantaggio della disponibilità di alti fondali e il facile collegamento con la città. Per la cantieristica, anche per contatti che personalmente ho avuto con imprenditori di rilievo nel settore, non è invece indispensabile un ambiente privo di qualsiasi inquinamento, poiché tutta la costruzione degli scafi avviene in capannoni chiusi e solo l'assetto nei piazzali. Per la nautica il nostro piano strutturale mette comunque a disposizione 10 ettari. I cantieri Benetti a Livorno ne hanno 5, con due capannoni in cui vengono lavorate quattro barche in serie». Ma dove pensate di collocare la cantieristica e l'approdo di servizio? «Ci sono anche vincoli tecnici e morfologici da considerare. Ma guardiamo anche la possibilità di acquisire aree industriali non utilizzate dalla Lucchini e per questo confidiamo nella disponibilità dell'azienda, anche in riferimento alle aree che propone di utilizzare per il mini-mill. E poi chiederemo alla Lucchini di rimuovere anche la discarica sequestrata dalla Finanza, facendo spazio anche alla cantieristica. Ma lì potrebbero stare anche i carbonili, risolvendo l'annoso problema. La fabbrica deve comunque contenere gli spazi. Se l'industria è civile sarà possibile condividere le esigenze di diversificazione dell'economia e la necessità di innescare nuovi motori dello sviluppo». Ma se dovesse saltare l'accordo coi ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico, visto che il governo è cambiato, questo sforzo di pianificazione potrebbe avere la stessa sorte? «Ci misureremo con questo governo. Ma intanto ribadisco che senza l'accordo Bagnoli molte cose non si sarebbero mosse. Io non sono certo innamorato dei fanghi, ma voglio risolvere i problemi critici della città. Se col nuovo governo non si farà l'accordo sulle bonifiche, la reindustrializzazione e il trattamento dei rifiuti industriali, i fanghi di Bagnoli, per quanto mi riguarda, resteranno dove sono. E se si fanno le infrastrutture comunque, anche senza i fanghi, non saremo certo noi a volerli, ce lo ha chiesto il governo. Il terreno su cui camminiamo in ogni modo è oggi più forte. Nessuno può non riconoscere che la 398 è una priorità per lo sviluppo del porto o l'importanza delle bonifiche anche a livello nazionale. Nessuno, a partire dal ministro Matteoli, con il quale abbiamo firmato anche un accordo sulle bonifiche nel 2005 che prevedeva finanziamenti per 45 milioni, può sottovalutare queste esigenze. E certo il fatto che oggi sia ministro delle Infrastrutture ci può facilitare. Conosce la zona e i nostri problemi e sa che la 398 significa sviluppo del porto. Anche il ministro dello Sviluppo economico Scaloja aveva rivendicato, in un'assemblea della Confindustraia a Livorno, il merito al suo governo per l'accordo che insieme a Metteoli aveva firmato per il suo dicastero dall'allora ministro Marzano. Ci aspettiamo che il governo di centrodestra mantenga quanto meno gli impegni che per quest'area si era preso il precedente esecutivo di centrodestra».
Il Tirreno
21 Maggio 2008
PIOMBINO. Sviluppo e bonifiche, pronti alla svolta decisiva
GI
Giorgio Pasquinucci
Il Tirreno
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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