Demolizioni e ricostruzioni, così cambierà larea di Cornigliano Lassessore Margini "Ma se non vengono ritirate le denunce nei confronti dei dipendenti, noi non ci sediamo al tavolo" MENTRE il giudice del lavoro concede un altro rinvio, questa volta fino al 17 giugno, alla causa sulle denunce presentate da Riva contro i lavoratori per i blocchi stradali, lindustriale gioca le sue carte in Comune e presenta agli uffici di palazzo Tursi i documenti per registrare i lavori messi in cantiere a Cornigliano per la realizzazione del piano industriale presentato tre anni fa. Ci sono demolizioni e ricostruzioni, ma anche un ampliamento degli spazi edificati per un quinto, esattamente come indicato nel piano allegato allaccordo di programma, anzi addirittura qualcosina in più. La richiesta - settantottomila metri quadri in più, che si vanno ad aggiungere ai 352mila «di cui già abbiamo disponibilità» - è contenuta in due cartelline, firmate da Emilio Riva, e arrivate venerdì mattina, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, a Palazzo Tursi. E la sintesi del «Sau», lo strumento urbanistico attuativo, uno schema che le leggi urbanistiche prescrivono in caso di riorganizzazioni complessive di parti di aree complesse, come avviene appunto a Cornigliano, e diventa una sorta di piano regolatore interno alle Acciaierie, un documento che, dopo mille temporeggiamenti, la famiglia Riva ha deciso di varare. Le demolizioni e ricostruzioni servono per spostare dalle aree liberate a quelle che restano a Riva i capannoni necessari per il freddo, mentre gli ampliamenti riguardano essenzialmente due capannoni destinati allo stoccaggio merci. E cè anche nellaumento delle volumetrie il rialzamento del capannone della zincatura, necessario per ospitare i nuovi impianti disposti in linea verticale. A Palazzo Tursi leggono linvio del documento come una svolta: dopo laccordo di programma, dopo le tensioni sindacali legate ai blocchi stradali e alle denunce dei lavoratori in sciopero, dopo le mille voci di una fuga da Genova, la scelta di condividere con lamministrazione comunale un piano di sviluppo - evidentemente - è ritenuta «finalmente un segnale chiaro». Anche se, ad esempio, lassessore alle politiche del lavoro Mario Margini è durissimo: «Ci sono temi che, se non risolti a monte, ci impedirebbero di sederci ad un tavolo: evidentemente occorre ripristinare la fiducia reciproca e in questo senso esistono due chiare pregiudiziali da parte del Comune. Primo, devono essere ritirate le denunce rispetto ai dipendenti, secondo bisogno togliere dalla cassa integrazione i 29 che sono stati lasciati a casa dopo gli scioperi. Risolte queste due pregiudiziali, cè un nodo politico da risolvere: Riva pensa al ministero del Lavoro ritenendo che si tratti prettamente di una questione occupazionale, noi (inteso come Comune, ma anche come Autorità portuale) pensiamo ad un ragionamento molto più ampio, che non può non ruotare attorno al ministero dellIndustria». E anche, ma non solo, una questione di nomi: il ministro ligure Claudio Scajola - che è una delle «anime» dellaccordo di programma - è considerato «uno snodo chiave» da parte di Comune e Autorità Portuale, che pure hanno colore politico opposto al governo centrale. «La questione - spiega Margini - è sciogliere il nodo occupazione-investimenti-aree a disposizione di Riva. A noi sembra evidente che, se si fa o meno la centrale e che caratteristiche deve avere, lo puoi sviluppare solo al tavolo del ministero dellIndustria. Ma non solo: se si rivedono gli spazi, si può ridiscutere anche tutta la partita delle banchine. Non è detto, infatti, che Riva ne abbia un bisogno esclusivo, non è detto che al tavolo romano non si possa trovare una soluzione che soddisfi tutti». Cè anche, e non sono noccioline, il calcolo degli oneri di urbanizzazione. A seconda di come verranno applicati i coefficienti, Riva pagherà da un milione e duecentomila euro a due milioni e mezzo: i 352 metri quadri attuali, nella realtà, comprendono anche manufatti da demolire e poi ricostruire mentre i 78mila sono completamenti nuovi. A seconda delle interpretazioni, la cifra da pagare è solo sugli immobili inesistenti o anche su quelli demoliti e da ricostruire. Probabilmente anche questo entrerà nella trattativa sindacale che prima o poi dovrebbe riprendere. Ormai mancano solo due mesi alla scadenza della cassa integrazione straordinaria, Riva ha già fatto sapere di aver bisogno ancora di un anno di cassa e per ottenerlo ha bisogno dellavallo dei sindacati, ma la denuncia dei lavoratori in sciopero per i presidi davanti ai cancelli ha fatto saltare tutti i rapporti. Ieri mattina era in programma la discussione del ricorso presso il giudice del lavoro, ma tutto è stato rinviato al prossimo 17 giugno, segno che cè la possibilità di arrivare prima ad una riapertura delle relazioni.