Guido Bimbi. La proposta dell'ex direttore della Fondazione Carnevale A Viareggio viviamo ancora "di rendita" grazie a due intuizioni d'epoca ottocentesca: la cantieristica nautica e il turismo balneare Prima prospettiva: «Entrare per la prima volta nel circuito del turismo culturale offrendo alla fruizione del pubblico una serie di edifici monumentali fin qui trascurati». Seconda prospettiva: «Entrare per la prima volta nel settore del turismo dedicato al benessere e alla naturalità utilizzando razionalmente le risorse naturali e paesaggistiche costituite dal Levante (Pineta, Tenuta Agricola ecc.); dotandosi di Hotel de Charme e Beauty Farm; aprendo al pubblico percorsi nella natura». Terza prospettiva: «Entrare per la prima volta nel settore dei Grandi parchi tematici dotandosi, intorno alla Cittadella, di un polo del Carnevale che opera tutto l'anno e gettando le basi per diventare la capitale commerciale mondiale del Carnevale; e nel frattempo dotandosi del Parco della Musica a Torre del Lago Puccini». Per tre contesti, «entrare per la prima volta...». Sono le tre prospettive di svolta per la cultura viareggina, secondo l'opinione di Guido Bimbi, ex direttore generale del Carnevale. Secondo Bimbi le Fondazioni (Carnevale e Pucciniano) intorno alle quali dovrebbe articolarsi il Sistema Viareggio Cultura (e che tendenzialmente dovrebbero convergere in un unico ente di gestione del Sistema) «sono fondazioni aperte, ma lo sono soltanto in teoria perché, nei fatti, hanno tutte un solo socio: il Comune. E' indispensabile che esse diventino al più presto delle vere Fondazioni di Partecipazione realizzando lo spirito e la lettera dei nuovi Statuti aprendosi alla città e non solo». È con questa impostazione che Bimbi entra nel dibattito sulla politica culturale a Viareggio, lanciato nei giorni scorsi dal nostro giornale, dopo un'intervista a Massimiliano Simoni (coordinatore versiliese di An e presidente della Fondazione Versiliana). Cifre. «Per il debito pubblico, abnorme, le risorse pubbliche per la cultura sono scarse e tendono inevitabilmente e ridursi. E tuttavia continuiamo troppo spesso a pensare e ad operare come se la cultura non potesse essere che un costo anziché una risorsa, e a finanziarla attraverso le sempre più esigue fonti dei bilanci pubblici. E questo naturalmente vale anche per Viareggio. Esaminiamo il caso concreto dei Palazzi Storici e dei Musei. La passata amministrazione comunale ha cominciato a realizzare - dopo decenni di disattenzione se non addirittura di cancellazione della memoria - un progetto imponente di recupero degli edifici storici, un progetto straordinario capace di restituire alla città la sua memoria storica, la sua stessa anima. Per la realizzazione di questo progetto sono state messe in campo risorse ingentissime: circa 21 milioni di euro fra investimenti fatti e programmati. E tuttavia queste risorse qualificate come investimenti rischiano di diventare semplicemente delle spese». Stop alla cultura assistita. «Un investimento perché sia tale deve poter produrre degli utili, ma il semplice recupero dei palazzi e l'allestimento dei musei in sé non produce alcun utile, anzi produce nuove spese: spese di gestione, di manutenzione ecc. Per farsene un'idea basta scorre i dati di bilancio dei Musei Civici di Villa Paolina. Stando agli ultimi dati a mia disposizione sono state registrate uscite per 240.000 euro ed entrate di biglietteria per 774 euro, lo 0,4. Se si aggiungono le entrate del bookshop (1.874 euro) si supera appena l'1. Se dovessimo mantenere questo tipo di gestione dovremmo probabilmente moltiplicare per 10 o per 20 queste perdite e sarebbe un disastro culturale, economico e politico. L'obiettivo che dobbiamo porci quindi è quello di ribaltare completamente queste problematiche. Dobbiamo smettere di pensare ad una cultura finanziata soltanto dai bilanci pubblici, quindi finanziata male; e cominciare a pensare a dei bilanci pubblici progressivamente alleggeriti dai costi di una cultura capace di autofinanziarsi. Gli strumenti capaci di dare corpo ad un simile progetto sono essenzialmente due: l'Impresa Culturale, il Sistema Territoriale». L'impresa culturale. «Pur nella forma di Fondazione, ente di diritto privato ma non lucrativo - è in primo luogo un'impresa. Produce cultura, gestisce beni culturali, li tutela, li valorizza, li promuove e in questa sua attività tende a produrre reddito. Un reddito che serve a generare nuovi investimenti per mantenerli, arricchirli, renderli più fruibili, realizzare attività e iniziative, creare un indotto, favorire nuovi investimenti privati, produrre ricadute economiche e occupazionali sul territorio. L'impresa culturale è l'organizzazione destinata a realizzare finalmente il progetto, tanto a lungo inseguito, di collaborazione fra pubblico e privato». Il sistema territoriale. Nessun museo, nessuna istituzione culturale, nemmeno quelle che totalizzano ogni anno milioni di visitatori o che hanno sperimentato innovazioni gestionali, è in grado di coprire, senza il sostegno di onerose sovvenzioni pubbliche e sponsorizzazioni private, i costi di gestione e di investimento necessari per il suo mantenimento, la sua attività, il suo sviluppo. Non basta gestire con criteri manageriali i singoli musei o le singole manifestazioni (cosa che per altro a Viareggio non viene fatta). Bisogna passare alla gestione imprenditoriale di interi sistemi territoriali. Sistemi complessi, composti da beni culturali (musei, centri culturali, eventi e attività di spettacolo, siti storici, itinerari storici) e da beni e attività economiche (turistico-ricreative, fieristico-congressuali, turistico-culturali, commerciali) fino ad una serie di grandi progetti in settori non direttamente culturali, ma collegati strettamente alla valorizzazione del patrimonio culturale: gli alberghi-benessere, i parchi tematici, gli itinerari e le crociere». Lo sforzo. «Impresa e sistema. Sono questi, dunque, gli strumenti con cui trasformare le politiche culturali da meri strumenti di intervento settoriale in uno dei pilastri di un progetto di rilancio e sviluppo della città. Lo sforzo da fare è quello di immaginare qualcosa di paragonabile a quanto avvenne nell'Ottocento, da un lato con la costruzione delle Darsene che trasformò la piccola comunità viareggina dedita all'agricoltura e alla pesca in una dinamica comunità di costruttori di navi e di marinai e, dall'altro, con l'invenzione del mare, cioè del turismo balneare, che fu l'invenzione di un nuovo modo di vivere oggi diventato universale ma che prima di Viareggio non esisteva, e che trasformò un piccolo borgo marino in un simbolo di modernità per tutta l'Europa. Paradossalmente oggi viviamo di rendita su quelle due geniali intuizioni ottocentesche. I pilastri dell'economia locale continuano ad essere la cantieristica (oggi da diporto) e il turismo balneare. Ma - è la conclusione di Bimbi - si tratta di risorse che hanno ormai scarse possibilità di sviluppo. Lo sviluppo della nautica trova limiti invalicabili nell'esiguità degli spazi e nella modestia dei nostri fondali per cui le aziende progettano il loro sviluppo nei cantieri delle città vicine da Livorno a Carrara a La Spezia. Il turismo balneare è ormai un fenomeno universale e la concorrenza è in grado di offrire paesaggi più belli (abbiamo dilapidato buona parte del nostro patrimonio paesaggistico e quello che resta subisce quotidiane minacce) a condizioni migliori. Non siamo più "gli unici o quasi" come nell'Ottocento; non godiamo più della rinomanza che abbiamo avuto per buona parte del Novecento».
Il Tirreno
21 Maggio 2008
VIAREGGIO. La cultura deve diventare un'impresa
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