La Procura chiede il processo per 20 dirigenti e tecnici La conclusione dellinchiesta si basa sulle perizie dei consulenti del tribunale VENTI PERSONE - vecchi e attuali dirigenti di Hera, responsabili di ditte private, operai e centralinisti - stanno per essere rinviate a giudizio per lo scoppio di San Benedetto del Querceto, che il 23 dicembre 2006 provocò la morte di cinque persone e il crollo di unintera palazzina. I pubblici ministeri Luigi Persico e Antonella Scandellari hanno scremato la lista di 25 indagati per disastro, omicidio plurimo e crollo colposi, ma di poco: solo cinque persone si avviano verso larchiviazione, due centralinisti che non erano più in servizio allora dellincidente e tre subappaltatori. Limpostazione della Procura, che basa la sua decisione sulle perizie tecniche dei consulenti Maurizio Pellegrini e Massimo Bardazza, del famoso «Bardazza Team» di Milano, è che a provocare lo scoppio è stata una «sovrapposizione di concause». La responsabilità non è di uno solo, o di uno più di altri, ma di una serie di persone che a vario titolo hanno contribuito con il fare male o il non fare a creare le condizioni dellevento. Secondo la Procura, la responsabilità quindi non può essere attribuita solo al ritardo nei soccorsi, alle cattive comunicazioni o organizzazione delle squadre di pronto intervento di quel giorno, ma deve estendersi a due fasi cruciali molto precedenti, quali la progettazione di una conduttura a media pressione fatta passare per un centro abitato in una delle zone più a rischio smottamento di tutto lappennino bolognese e alla «fortunatissime circostanze», come lha definite Bardazza, di due fuoriuscite di gas senza danni nel 1999 e nel 2000. Queste ultime erano state riparate, forse nemmeno bene e comunque senza riflettere che rappresentavano altrettanti campanelli di allarme. Quelle concause «sovrapposte e tutte efficienti» hanno insomma potuto realizzare levento in un generale comportamento di «sottovalutazione», secondo la Procura. Lesperto di esplosivi Bardazza concluse la sua perizia con una frase che suonò come una sentenza: «Chi scrive, che da più di 30 anni si occupa di eventi colposi, non ha memoria tra i casi studiati accademicamente di fatti del genere, dove segnali premonitori ed inequivocabili siano stati del tutto ignorati nella più completa inqualificabile imperizia e negligenza ed imprudenza». Tra gli indagati, ci sono vecchi tecnici di Acoser e Seabo che progettarono e diressero il metanodotto della valle dellIdice come Adelmo Benassi, Giorgio Lanzoni e Giancarlo Lugli. Ci sono il responsabile di rete di Hera al momento del disastro Fabrizio Mazzacurati, lamministratore della Cooperativa edile Appennino che ha eseguito i lavori, Marco Marchi, i funzionari o tecnici di Hera Mario Pescari, Dovilio Albertini e Roberto Raggi, questi ultimi due sovrintendenti ai lavori di riparazione nel 2000.
BOLOGNA - "Al Querceto sottovalutati i pericoli"
La Procura di Bologna ha chiesto il processo per 20 dirigenti e tecnici di Hera, responsabili di ditte private, operai e centralinisti, per lo scoppio di San Benedetto del Querceto nel 2006 che provocò la morte di cinque persone e il crollo di una palazzina. I pubblici ministeri hanno scremato la lista di 25 indagati, ma solo cinque persone si avviano verso l'archiviazione. La Procura basa la sua decisione sulle perizie tecniche dei consulenti Maurizio Pellegrini e Massimo Bardazza, che hanno stabilito che la responsabilità non è di uno solo, ma di una serie di persone che hanno contribuito con il fare male o il non fare a creare le condizioni dell'evento.
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