Bacoli. Controlli a tappeto nell'area marina protetta del parco sommerso archeologico: la guardia costiera di Baia ha denunciato il responsabile della società che sta eseguendo i lavori di messa in sicurezza del costone tufaceo di Punta Epitaffio, stabiliti dal commissariato per l'emergenza idrogeologica e dalla Provincia di Napoli. E, nel corso di un'operazione parallela nell'area protetta, è scattata poi una denuncia contro ignoti per pesca abusiva. Sono state sequestrate così 40 nasse e una rete da duecento metri. Ma partiamo dalla violazione durante l'intervento di risanamento del tratto di costa a picco sul mare. Come hanno spiegato gli uomini dell'Ufficio Locamare di Baia, durante i lavori è stato scaricato nella sottostante zona A, definita di riserva integrale, circa mezzo metro cubo di terreno. «I lavoratori, per controllare se i reperti archeologici custoditi sui fondali procedono sotto la strada provinciale, hanno svuotato una parte del terrapieno vegetale - dicono dalla capitaneria - e hanno versato nel tratto marino protetto il terreno asportato». Da qui la denuncia da parte dei militari all'autorità giudiziaria per aver violato i rigidi divieti vigenti nella zona A del parco sommerso archeologico, istituito dal Ministero dell'Ambiente nell'agosto del 2002. Al riguardo interviene anche il sindaco di Bacoli Antonio Coppola, che commenta: «La capitaneria di porto ha agito nel modo più corretto. I lavori di messa in sicurezza del costone di Punta Epitaffio devono svolgersi nel rispetto di tutte le regole. Bisogna verificare anche i danni apportati alle strutture archeologiche del parco sommerso». L'area, suddivisa in tre zone, è tutelata dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici ed è controllata dalla guardia costiera locale. In questa prospettiva infatti si inseriscono anche il sequestro di una rete da pesca da 200 metri e di 40 nasse e una denuncia contro ignoti per pesca abusiva. Si punta soprattutto a difendere i reperti archeologici, mosaici e colonnati, di epoca romana discesi sui fondali per i fenomeni del bradisismo che interessano la costa flegrea. Frequenti sono gli interventi della capitaneria finalizzati a bloccare il fenomeno della pesca abusiva nel sito marino protetto, che presto potrebbe diventare con altri 5 siti patrimonio Unesco.