«Siamo pronti a mettere a disposizione tutte le sedi che abbiamo, in cambio di spazi adeguati nel campus». È tempo di "prenotazioni" per l'area del San Martino: le università in queste settimane sono chiamate a definire più precisamente le proprie esigenze logistiche, in modo che entro la fine di giugno i tecnici della Regione e degli enti locali possano sedersi al tavolo per cominciare a scrivere l'accordo di programma. Il prorettore del Politecnico, Roberto Negrini, scopre le carte: chiede 20-25mila metri quadri e uno spazio anche per le imprese interessante all'innovazione tecnologica. Di più: pensa che queste ultime potrebbero accollarsi almeno in parte le spese per la costruzione del campus con il sistema del project financing. Attualmente il polo comasco del Politecnico ha poco meno di 2000 studenti e quattro sedi: aule e laboratori in via Castelnuovo e via Valleggio, laboratori e studi docenti in via Anzani, uffici nonché spazi per alta formazione e convegni a Palazzo Natta. Proprio con l'acquisizione di quest'ultimo, è cominciata qualche mese fa la razionalizzazione delle "dependance": tagliata quella di piazzale Gerbetto, che costava 180mila euro di affitto all'anno, «ci stiamo concentrando attorno all'area del campus - sottolinea Negrini - e non è un caso». Si tratta, infatti, di un progetto ben preciso: «Una parte del campus già c'è - afferma il prorettore -: le palazzine di via Valleggio e via Castelnuovo, confinanti con il San Martino, non possono non farne parte. E la progettazione dell'area più corposa offre la possibilità di mettere ordine nella suddivisione e nella gestione delle proprietà e delle concessioni». Insomma, il Politecnico conta di risolvere le situazioni di condominio con l'Insubria per facilitare l'operatività di entrambi gli atenei. «Visto che nella sede di via Valleggio siamo comproprietari di minoranza - osserva Negrini - non ci sarebbe nulla di male se nell'ottica dell'ottimizzazione delle risorse, l'Insubria potesse acquisirla tutta. Anche su via Castelnuovo, dove l'aula magna e la sala convegni che utilizziamo noi sono del Comune, bisognerà prendere delle decisioni». Potreste cedere anche quelle all'Insubria? «Non lo so, dovremo vedere la situazione complessiva». Ha le idee già chiare, invece, su come utilizzare i 20mila e rotti metri quadri prenotati al San Martino: «Per noi - afferma Negrini - è importante avere a disposizione aree per le attività di laboratorio, il trasferimento tecnologico, la ricerca e lo sviluppo. E poi zone destinate ad attività ricettiva sia per gli studenti che per i ricercatori e aree ristoro». Più che ad espandere i corsi di laurea e aumentare gli iscritti, Negrini punta sul rapporto con le imprese. «Sarebbe sbagliato impostare il discorso semplicemente sul numero degli studenti - dice -. Sono più rilevanti le attività di trasferimento tecnologico e la collaborazione con le aziende del territorio, se no per studiare in un campus basta prendere il treno delle Nord e andare a Bovisa». Non chiede, quindi, ulteriori spazi per la didattica, bensì per «le attività collaterali, per le imprese a tecnologia avanzata che potrebbero usufruire della vicinanza con il Politecnico». L'ateneo sarebbe anche disposto a trasferire al San Martino il laboratorio di va Anziani e a cedere l'ex «Provincia» «a chi costruirà il campus». Vuol dire a un privato disposto a intervenire con il project financing? «Non ho niente in contrario al project financing con imprese di carattere innovativo - chiarisce Negrini -. È un sistema per alleggerire l'impegno finanziario delle università e degli enti pubblici».