Una decina di case pubbliche non assegnate perché manca l'ok della Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici dell'Emilia-Romagna. A puntare il dito contro l'ufficio diretto da Sabina Ferrari è il Sunia, il sindacato degli inquilini della Cgil che, in una nota, racconta di un carteggio con l'Azienda casa Emilia-Romagna (Acer), per chiedere conto di un elenco di alloggi sfitti anche da 10-12 anni. Si tratta di case - «nove appartamenti distribuiti su due numeri civici» per l'Acer - costruiti oltre mezzo secolo fa e bisognosi di ristrutturazione. «Vanno rifatti gli impianti di riscaldamento e le canne fumarie, spesso obsolete» racconta Trentini. Dalla verifica con Acer sarebbero emerse le lentezze della della Soprintendenza. Non si tratta infatti «di lavori particolarmente pesanti - continua il delegato del Sunia -, ma per farli c'è bisogno dell'autorizzazione della Soprintendenza, che avvia procedure alloggio per alloggio, rallentando così di mesi, o anni la loro disponibilità. Noi crediamo che nessuno si possa chiamare fuori dal disagio», e l'ufficio della Ferrari «deve sapere che i suoi ritardi si ripercuotono su anziani e bisognosi». Attualmente, la lista d'attesa per le case di edilizia pubblica conterebbe «5.000-6.000 nomi, più altri 2.000 per gli appartamenti a canone intermedio. E il Comune ne assegna più o meno 400 all'anno -aggiunge Trentini -. L'emergenza c'è tutta, e certi ritardi non sono più tollerabili». L'Acer, dal canto suo, conferma il problema con la Soprintendenza: dopo un ulteriore rinvio, giovedì ci sarà un incontro che i vertici dell'Azienda casa auspicano possa rivelarsi «risolutivo».