L'Associazione che dirigo da ormai tre anni è consapevole che in Italia e negli Stati del bacino del Mediterraneo vi è la più alta concentrazione mondiale di attività antropiche e di beni paesaggistici, ambientali e culturali di valore incalcolabile e che questo è patrimonio dell'intera umanità. L'Italia ha una posizione centrale nel Mediterraneo ed ha rappresentato nel passato e lo è tuttora, il punto di incontro delle maggiori culture e civiltà che si sono succedute nei secoli in quest'area. Ritengo quindi che chiunque si occupi di politica ambientale in Italia non possa prescindere da queste considerazioni. Se diamo uno sguardo alla situazione ambientale in Italia, non possiamo certo essere contenti di quanto si è fatto fino ad oggi per garantire che lo sviluppo sociale ed economico industriale non provocasse danni all'ambiente, o almeno li minimizzasse. Lungi da me da condannare lo sviluppo che assicura alla collettività un miglioramento della qualità della vita, ma una reprimenda forte va verso coloro che hanno abusato del carente controllo sulle attività svolte da imprese private e pubbliche nella inosservanza totale o parziale delle pur restrittive leggi vigenti in materia ambientale ed agli amministratori pubblici che a vari livelli di responsabilità hanno consentito che controllo non ci fosse. Sappiamo che da Nord a Sud della nostra Italia si sono praticati abusi edilizi, inosservanza delle norme per il trattamento rifiuti, per il trattamento delle acque fognarie o dei residui di lavorazione industriale, o peggio ancora l'inosservanza delle norme per la emissione di fumi o altre sostanze nell'atmosfera. Rifiuti pericolosi interrati, costruzione di case o interi quartieri nei pressi di alvei di fiumi o in zone franose, o ancora lungo le coste in prossimità della spiaggia. L'elenco è lungo ma mi fermo qui per fare delle considerazioni. La politica ambientale italiana si è sviluppata nel tempo in modo disorganico e leggi o decreti sono venuti spesso sotto la spinta o di un evento calamitoso o perché lobby di potere lo hanno preteso. Il primo provvedimento che ha cercato di trattare in maniera più organica il problema dei rifiuti è stato il Dlgs n 2297 denominata legge Ronchi. A questa legge sono seguite un innumerevole serie di leggi o decreti legge, anche sotto la spinta degli obblighi imposti dalla Comunità Europea. Nella passata legislatura di centro destra si è tentato di accorpare in un Testo Unico tutta la normativa ambientale. Lodevole come iniziativa, ma forse per la fretta con cui si è proceduto ad emanarlo e la complessità delle leggi accumulatesi negli anni ha creato in alcuni casi problemi di interpretazioni e lacune. La compagine governativa che seguì tuonò subito che il Testo Unico andava abolito come se il lavoro fatto prima fosse tutto da buttare, ma poi passato il primo momento, non se ne sentì più parlare, forse non era proprio da buttare. Correggere errori ed ammettere che si era iniziata una buona cosa non è un reato! Sorge allora spontanea una domanda: ma se chi ha fatto le leggi non riesce nemmeno a riordinarle in un testo unico che facilita la loro applicazione, come possiamo pretendere che i cittadini riescano ad osservarle senza incappare in inadempienze? Con questo non voglio giustificare chi commette deliberatamente abusi, ma la normativa non facilita certo la sua applicazione. Inoltre se la normativa è complessa anche i controlli diventano difficili. E alle norme europee e Nazionali si aggiungono quelle regionali. La semplificazione certo non è la dote dei nostri politici. Le Regioni marciano con velocità diverse e se guardiamo a quello che sta succedendo in Campania con lo smaltimento rifiuti c'è da rabbrividire. Ritardi ventennali, gestione inqualificabile del problema. La problematica ambientale non è statica. Molti problemi ieri irrisolvibili oggi lo sono con nuove tecnologie, ma persistono ancora ideologie che ne limitano la possibilità di applicazione. I cittadini, dopo anni in cui sono stati terrorizzati con notizie false e solo con lo scopo di difendere lobby o costituirne altre, oggi non hanno fiducia nelle istituzioni e si lasciano facilmente trascinare in manifestazioni di protesta che non giovano alla soluzione delle problematiche. Allora come se ne esce? E' necessario una semplificazione della normativa. E' compito dei politici rendere più semplice l'applicazione ed i controlli, ma è necessario renderla anche premiante per chi la osserva e penalizzante ,con pene dure e certe, per chi la contravviene. Bisogna portare le soluzioni dei problemi ai cittadini coinvolgendoli nelle decisioni senza pregiudizi. Un esempio si attaglia bene al problema dei rifiuti in Campania, non si riesce ad organizzare una raccolta ed uno smaltimento efficace ed efficiente da almeno 20 anni, perché si calano le soluzioni dall'alto si promettono soluzioni mai realizzate ed i cittadini non hanno più fiducia nelle promesse. Sarebbe molto più semplice ed efficace se si proponessero soluzioni praticabili discutendole con loro insieme alle azioni da intraprendere affinché una volte adottate dessero buoni risultati. Presidente Associazione Ambiente Azzurro Onlus
Semplificare la legge per tutelare l'ambiente. Troppe norme impediscono la valorizzazione dei beni artistici e naturali
L'associazione ambientalista "Ambiente Azzurro Onlus" ha espresso preoccupazione per la situazione ambientale in Italia, che è considerata una delle più gravi al mondo. L'Italia ha una posizione centrale nel Mediterraneo e ha rappresentato nel passato e lo è tuttora il punto di incontro delle maggiori culture e civiltà. Tuttavia, lo sviluppo sociale ed economico industriale ha provocato danni all'ambiente, e molti abusi sono stati commessi dalle imprese private e pubbliche. L'associazione ha criticato la politica ambientale italiana, che si è sviluppata in modo disorganico e ha creato leggi complesse e difficili da applicare.
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