Pronti 6 mld di euro per la ricerca in Campania. La regione sarà la prima di quelle obiettivo 1 a poter usufruire dei fondi Pon, con 4 mld sul totale dei 14 stanziati per l'innovazione in Italia. Gli altri 2 miliardi saranno utilizzati dai fondi Por 2007-2013. La decisione arriva dal Comitato di Sorveglianza del ministero dellaRicerca riunitosi lo scorso 8 maggio, dopo la valutazione del piano strategico per la ricerca presentato dalla Regione Campania. Il piano sarà operativo entro la fine del mese. Sarà la Campania la prima fra le regioni italiane appartenenti all'obiettivo 1, ad usufruire delle azioni di sviluppo nel campo della ricerca. La decisione viene dal comitato di sorveglianza del ministero per la Ricerca, riunitosi lo scorso 8 maggio, dopo aver esaminato il piano strategico per l'innovazione presentato dalla regione Campania. La spesa prevista dalla Regione nel settore, pari quasi al tre per cento del prodotto interno lordo, ha fatto sì che la Campania venisse individuata come eccellenza dal governo nazionale per capacità e qualità degli investimenti. Questo farà sì che potrà usufruire di 4 miliardi di euro sui fondi Pon per la ricerca, che di miliardi di euro ne stanzia 14 in tutta Italia. Il piano Il piano strategico, reso pubblico in occasione del convegno sulla presentazione delle Linee Strategiche regionali per la Ricerca svoltasi al Pico, il Palazzo dell'Innovazione e della Conoscenza di Napoli martedì 13 maggio sarà operativo già alla fine del mese e si basa su quattro parole chiave: clustering, competitività, valutazione, governance. Con la prima parola si intende la concentrazione degli investiventi in progetti strategici attraverso l'aggregazione dell'offerta. Il piano sottolinea come la parola clustering "si ispira all'idea che la ricerca e l'innovazione sono beni del territorio e, in quanto tali, i benefici di ogni investimento devono ritornare al territorio in termini di creazione di valore". L'assessore regionale alla Ricerca e Innovazione, Nicola Mazzocca, specifica come "Definire gli attori, e quindi chi fa cosa, significa decidere di non disperdere gli investimenti ma di concentrarli in interventi strategici, realizzati da attori controllabili, con modalità altamente cooperative". I settori In questo senso si delineano i settori strategici per lo sviluppo regionale e l'innovazione: nuovi materiali; biotecnologie; ict; aerospazio, auto, logistica e trasporti; agroalimentare; energia; ambiente; beni culturali e turismo; salute; sicurezza. "La ricerca fondamentale costituisce il presupposto per rispondere al fabbisogno di conoscenza applicativa espresso dal mercato ed aprire nuove opportunità per la ricerca industriale continua Mazzocca - . Il sostegno alla ricerca fondamentale sarà assicurato sia nell'ambito dei finanziamenti ai progetti di ricerca applicata, per i settori che risultino in essa coinvolti, sia direttamente per le aree scientifiche di alta qualificazione per il territorio". La via alla competitività viene invece indicata in tre fasi: nell'internazionalizzazione della ricerca e dell'innovazione made in Campania agendo sull'eccellenza; nel trasferimento dei sistemi tecnologici come valore guida; nel know how alle imprese con l'integrazione tra sistema della formazione, sistema della ricerca e sistema della produzione. Il terzo punto è rappresentato dalla valutazione, definito come lo strumento per testare l'impatto degli interventi attraverso una serie di indicatori, mentre la governance viene rilevata dal piano strategico come essenziale per disegnare gli strumenti operativi per il governo del territorio, dei processi e delle relazioni. Gli strumenti Per raggiungere questi risultati, il piano strategico per la ricerca indica due strumenti: l'Accordo di programma quadro e il Contratto di programma regionale. Il primo definisce gli interventi da realizzare, specificandone i tempi e le modalità di attuazione; i soggetti responsabili dell'attuazione dei singoli interventi; la copertura finanziaria degli interventi, distinguendo tra le diverse fonti di finanziamento; le procedure ed i soggetti responsabili per il monitoraggio e la verifica dei risultati; gli impegni di ciascun soggetto firmatario e gli eventuali poteri sostitutivi in caso di inerzie, ritardi o inadempienze; i procedimenti di conciliazione. Il contratto di programma regionale servirà invece per investimenti di carattere produttivo e trasferimento tecnologico in infrastrutture di supporto e gestione di servizi comuni; ricerca e sviluppo; innovazione; formazione; incremento occupazionale; internazionalizzazione.