Torna alle cronache uno dei più famosi tappeti del mondo. Pochi capolavori come il grandioso Tappeto di Caccia del Museo Poldi Pezzoli, uno degli unici esemplari datati e firmati della dinastia safavide, possono vantare un percorso collezionistico così sorprendente. Realizzato in Persia nel 1542, nel 1870 è rinvenuto nei depositi del Quirinale diviso in sette pezzi. Per volontà di Margherita di Savoia viene restaurato ricostruendo le parti mancanti utilizzando la tecnica del punto arazzo. Passando dalla villa Reale di Monza alla Pinacoteca di Brera, il tappeto arriva nel 1923 in via Manzoni dove trova un posto donore nelle collezioni di Gian Giacomo Poldi Pezzoli. I frammenti «moderni», tuttora facilmente riconoscibili in quanto rasati, diventano improvvisamente protagonisti nei recenti anni Ottanta. John Eskenazi, grande conoscitore e mercante darte orientale, individua infatti un frammento, tra laltro il più grande mancante (ben 135 x48 cm.), nella collezione di un privato. Oggi, ed è questa loccasione della mostra che si inaugurerà mercoledì prossimo nelle sale del Museo, dopo 500 anni il grande tappeto sarà finalmente esposto integrato dalla parte mancante, donata da Alessandro Bruschettini, ultimo proprietario del frammento. Il ricongiungimento, avvenuto sotto lattenta supervisione della direzione artistica del Museo, della Soprintendenza e di un gruppo di esperti, è stato solamente sovrapposto alla ricostruzione, mentre una leggera cucitura rende leggibile al pubblico il restauro.
MILANO - Il puzzle del tappeto di caccia
Il Tappeto di Caccia del Museo Poldi Pezzoli è un capolavoro safavide realizzato in Persia nel 1542. Nel 1870, il tappeto è stato diviso in sette pezzi e trovato nei depositi del Quirinale. È stato restaurato nel 1870 con la tecnica del punto arazzo e restaurato nuovamente nel 1923. Nel 1980, un frammento è stato individuato nella collezione di un privato e donato al Museo. Oggi, il tappeto sarà esposto integrato dalla parte mancante, donata da Alessandro Bruschettini, dopo 500 anni.
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