NAPOLI - Cinquanta milioni di euro ben spesi e il San Carlo si «rialzerà». Prima della città. Ci crede Bassolino e da ieri la stessa convinzione lha espressa anche il ministro Sandro Bondi che ha inviato un messaggio struggente: «dl teatro, con questo intervento, riacquisterà nuova bellezza e diventerà un esempio per la rinascita civile di Napoli e della Campania». Tutto secondo il nuovo copione della politica bipartisan. Il «massimo» chiuderà a luglio e riaprirà a metà gennaio più bello e più sfarzoso di prima ma, soprattutto, più competitivo a livello internazionale. Durante lestate lorchestra verrà ospitata nellAuditorium della Rai. «In prospettiva - sospira il commissario Salvatore Nastasi che è una sorta di eroe dei due mondi lirici perchè è stato scelto da Prodi e riconfermato da Berlusconi - vedo due fondazioni musicali: la Scala per il nord, il San Carlo per il Sud». Questo per dire che erano tutti euforici ieri mattina allora x dellannuncio; mancava solo il sindaco, ma Rosetta aveva da sistemare la grana del Consiglio in decomposizione e ha fatto solo unapparizione. Sarebbe rimasta con piacere perchè per una volta non avrebbe rimediato fischi ma segnali di incoraggiamento che è il massimo riservato ad un amministratore napoletano. Bassolino, che ha personalmente «curato» la pratica, ha definito il restauro del teatro «un secondo atto di nascita»; gli architetti e i soprintendenti hanno puntato sulla qualità dei lavori che non intaccheranno lidentità di uno dei monumenti più ricchi di storia della città. Bisogna solo togliere quella pellicola di sporco, ha detto Nicola Spinosa, e il teatro tornerà comera prima dellincendio devastante del 1816. E da allora che non si fanno lavori e il Governatore trova gusto a sottolineare che «mai in un teatro lirico è stato messo in cantiere un progetto di risanamento di questa portata». E vero perchè verrà «pulita» la facciata, rifatto il palcoscenico utilizzando soluzioni tecnologiche fortemente innovative e ottimizzando lacustica già soddisfacente, verranno abbattute tutte le barriere architettoniche, gli ambienti saranno climatizzati e si recupererà il blu storico e saranno ridorati gli stucchi e gli arazzi. La «cura» riguarderà anche il foyer e i locali per gli artisti e i musicisti che, come ha detto Nastasi, «finalmente potranno lavorare in condizioni dignitose». Riavremo, insomma, il San Carlo che abbiamo segnato, non più la fabbrica sgangherata di oggi, senza «tradire» la linea estetica e funzionale che piaceva tanto allaristocrazia europea sempre presente alle «prime» e allarchitetto Antonio Nicolini, lappassionato direttore che viveva nel teatro e si fece in quattro la notte dellincendio per salvare alcune testimonianze preziose. Il restauro non servirà solo a recuperare la purezza estetica perduta, o meglio appannata, ma inciderà anche sulla capacità produttiva dellazienda che finalmente potrà vendere i suoi allestimenti mentre oggi a malapena riesce a badare a se stessa. Questo aspetto sollecita molto lorgoglio di Bassolino: «Il San Carlo sarà lambasciatore di Napoli nel mondo. Chiamerò i più grandi direttori dorchestra, con un occhio di riguardo per Riccardo Muti che non si è mai unito al coro dei detrattori». Il Commissario, intanto, dispensa pillole di ottimismo. Resterà fino alla scadenza del mandato - dicembre - nonostante sia stato nominato Capo di gabinetto del ministro Bondi. «Al Sud abbondano i Commissari dice - ma una gestione ordinaria è senzaltro preferibile. Ora, però, a me preme soprattutto avviare il bando di gara del restauro e riconquistare posizioni sul mercato. E proprio in questi giorni ho concluso gli accordi per alcune tour esteri, in Cile, in Cina e a New York». Il sindaco Iervolino gli ha chiesto di prolungare il mandato e pare di intuire che lidea lo solletichi, ma lui conferma che andrà via. «Magari dopo Ferragosto», dice, anche perchè non siamo più il fanalino di coda e gli sponsor coprono il 15 del bilancio. La Scala è al 4o-5o, noi dobbiamo arrivare almeno al 25». Chi risponde allappello?