Testata: Data: 16-05-2008 Autore: Massimiliano Fuksas La storia non si ripete mai. Almeno con le stesse modalità. Inseguire un passato, seppure nell'immaginario felice, comporta una visione labirintica e inutile della durata storica. La 'spina di Borgo' a Roma distrutta nel ventennio per dar vita a via della Conciliazione, che celebrava l'accordo raggiunto tra Stato e Chiesa, fa parte di un passato che non tornerà mai più. Come il porto di Ripetta, sommerso non dalle acque, ma dai riporti per il completamento dei muraglioni sul Tevere. E poi ci fu piazza Augusto Imperatore, progetto di Ballio Morpurgo, che cambiò completamente senso ai reperti archeologici che divennero miseramente spartitraffico. Alla fine della costruzione della piazza, Morpurgo creò in poco tempo e con poche risorse la 'teca' che doveva accogliere l'Ara Pacis. Non era un progetto di qualità, ma col passare degli anni ci eravamo abituati. Poi venne l'idea di abbatterlo e affidare a Meyer qualcosa che fosse una contaminazione tra luogo d'esposizione e teca. Non è uno dei progetti migliori di Meyer. Ce lo siamo detto mille volte. Ouroussoff sul 'New York Times' ne ha fatto un caso tragico. Ma come può il sindaco appena eletto farsi venire in mente di demolirla? Un'operazione da fare a basso costo è quella di togliere il muraglione in travertino che fa perdere alle due chiese vicine l'attacco a terra, tranciandone una parte alla vista. E poi la fontana, che veramente mi sembra poco adeguata al luogo, anche se è la felicità dei turisti che ci sguazzano con i piedi dentro. Al male non c'è mai fine, basta guardare l'ascensore volgarmente hi-tech che spunta oltre l'Altare della Patria: più brutto del monumento, detto 'la macchina per scrivere'. Quell'ascensore sì che sarebbe da demolire.