Queste brevi riflessioni sono una parziale anticipazione del mio intervento introduttivo al workshop su "Processi partecipativi e governance" nell'ambito del Seminario organizzato dalla Conservatoria delle coste che si terrà il 21 maggio ad Alghero. Il governo del territorio ha a che fare con soluzioni tecniche di tipo normativo e con un insieme di aspetti di regolazione che riguardano i diversi ambiti istituzionali, la trasformazione e l'uso locale del suolo. Uso che in Italia non è mai disgiunto dal variegato orizzonte di interessi legati alla proprietà di detto suolo e alla rendita immobiliare. Sarebbe però semplicistico ricondurre la complessità del governo territoriale esclusivamente al nesso regolazione normativaproprietà privata, perché significherebbe non prendere in considerazione la sfera dei comportamenti individuali e collettivi dai quali discendono tutti quegli effetti perversi dell'azione sociale. I contenuti primari del governo del territorio dovrebbero essere tanto le domande di servizi e di abitazioni, quanto un'efficiente ed eco-compatibile organizzazione spaziale delle attività lavorative e di quelle socio-culturali, quanto ancora le risposte istituzionali a tutto ciò che rientra in quell'insieme di sistemi che costituiscono gli indicatori di qualità territoriale, a partire dalla mobilità e dal traffico fino alla riqualificazione delle aree compromesse. Il governo in Sardegna è strettamente connesso alle politiche che hanno portato alla diffusione del turismo e che ha determinato la trasformazione di molti territori da luoghi da vivere a luoghi da consumare, aggravando un insieme di problemi: 1) sul piano territoriale, perché il turismo ha accelerato il processo di spopolamento di vaste aree interne a favore di delimitate aree urbano-costiere; 2) sul piano economico e delle attività lavorative, perché quelle agro-pastorali e quelle nate all'interno di una seppur debole cultura industriale sono andate impoverendosi a favore delle attività dei settori dei servizi e della ricettività, peraltro caratterizzate tuttora da molti elementi di spontaneismo; 3) sul piano culturale, perché il prevalere della monocultura turistica ha fatto sì che diventasse residuale la già debole cultura materiale. Tutto ciò sta costituendo una sorta di dissesto sociale i cui effetti sono ancora sottovalutati, ma che già ora stanno ponendo problemi in termini di rischio. Una prima necessità del governo si basa dunque sulla duplice esigenza di: 1. invertire lo spopolamento dei piccoli insediamenti verso le aree urbano-costiere; 2. coniugare produzione materiale e cultura immateriale, così come sta accadendo nelle aree più avanzate dell'Europa. La Regione Sardegna ha adottato nel 2006 il Piano Paesaggistico Regionale, al quale sono seguiti altri strumenti, quali l'istituzione della Conservatoria delle coste. Per almeno una parte del territorio la Sardegna si colloca, dunque, in una posizione anomala rispetto al resto d'Italia, che oscilla dalla mai esplicitata scelta di non predisporre regole chiare all'adozione di strumenti regolativi adattabili in progress, a seconda delle aree e dei soggetti coinvolti. In questo duplice senso sono paradigmatici i casi di Milano e Roma. A distanza di due anni dall'adozione, il Ppr è diventato un effettivo strumento di governo territoriale? Solo parzialmente, sia perché al di là degli ambiti costieri il consumo del suolo è proseguito senza sosta e proprio in relazione all'idea che il turismo debba essere il settore economico trainante; sia perché uno degli effetti immediati del Ppr è stato quello di far lievitare i benefici della rendita immobiliare; sia perché proprio questa crescita ha allontanato fasce di popolazione che non potevano competere con gli alti costi delle abitazioni. Nonostante questi effetti perversi, ampiamente prevedibili, il Ppr può diventare un esempio di buon governo territoriale? Sì a una triplice condizione: a) che si estenda il più rapidamente possibile la logica della tutela a tutto il contesto regionale; b) che non si ripeta l'errore che la partecipazione reale sia da considerarsi un ingombro; c) che non si applichino deroghe, neppure di fronte ai 'grandi eventi' come il G8 e in nome di una non ben chiara ragione di sicurezza. Detto strumento ha però un'ulteriore opportunità connessa direttamente all'Agenzia Conservatoria delle coste, che potrebbe costituire uno strumento integrativo al Ppr, ma solo se saprà utilizzare al meglio l'azione di governance, così come indicato dall'Unione Europea.