Massiccio intervento dello Stato, grande autonomia delle comunità: così è decollata l'arte contemporanea In Spagna, è noto come «l'effetto Guggenheim». Quel processo di emulazione tra le 17 Comunità autonome, che compongono la penisola iberica, le Baleari e le Canarie (senza contare Ceuta e Melilla), ha prodotto negli ultimi 10 anni la nascita di almeno 15 nuovi musei di arte contemporanea. Ce n'è per tutti: l'esempio di Bilbao ha stimolato l'orgoglio di Valencia, di Santiago, autoproclamata città della cultura, dì Avìla, di Las Palmas, ora titolare dell'avveniristico Centro atlantico di arte moderna, il Caam firmato dall'architetto Francisco Sainz de Oiza, fino alla tradizionale León e al suo Museo d'arte contemporanea, il Musac, inaugurato dal principe Felipe giusto tre anni fa. Ogni città vuole il suo Guggenheim, il suo Reina Sofia, in una competizione che non dispiace a Madrid. Anzi: «Siamo ancora noi i più grandi compratori di arte contemporanea - precisa il ministro della Cultura del governo Zapatero, César Antonio Molina -, ma spesso gli acquisti sono destinati ad altri musei delle Autonomie. Il ministero è presente tra i patrocinatori, partecipa alle aste, beneficia della prerogativa dì vedere per primo le opere più importanti e del suo diritto di prelazione». I depositi dei musei sono pieni, ha senso comprare tanto? «Certamente - risponde Molina -. Ma è vero che avremmo bisogno di altri 30 o 4o musei come il Prado per riuscire a mostrare tutto. I quadri vengono inventariati, studiati, spesso prestati per mostre in Spagna e all'estero. Molti adornano i saloni delle ambasciate e dei consolati spagnoli, degli edifici pubblici». A cominciare dalla Moncloa, sede del governo: il primo ministro, José Luis Rodriguez Zapatero, sceglie quasi sempre un divano bianco sotto un quadro di Mirò, per posare per i fotografi con capi di stato e premier stranieri: «Il nostro obiettivo - aggiunge il ministro della Cultura - è esibire in modo permanente e temporale il meglio di quanto possediamo, conservandolo e ampliandolo. Lo spazio non è un problema: stiamo realizzando un grande palazzo ad Avila, per esempio. La Spagna ha sofferto di un'enorme carenza di infrastrutture culturali a causa del franchismo. In questi 3o anni di democrazia abbiamo recuperato, con uno sforzo notevole, il nostro gap, e ora siamo in cima alla classifica europea quanto a musei, auditori, biblioteche, teatri, archivi. Il contributo delle Comunità autonome è stato fondamentale e ha generato pubblico, nuovi lettori e nuovi spettatori. L'industria culturale spagnola è ormai fra le quattro o cinque più potenti al mondo: rappresenta il 5 del prodotto interno lordo e occupa non meno di un milione di persone. Chiaro che i finanziamenti non bastano mai e che vorremmo poter aumentare il nostro bilancio annuale, attualmente fermo a mille milioni di curo». Ma il governo non è solo: «Il collezionismo privato si sta evolvendo verso l'arte contemporanea spiega Carlos Urroz, coordinatore del Pac, il Progetto di arte contemporanea che si celebra ogni due anni in Murcia -, gli acquirenti si orientano verso le foto, i video, le installazioni e si è instaurata una buona sinergia tra pubblico e privato, come si è visto adesso con la mostra della Collezione Ernesto Esposito al Centro Museo Artium di Vitoria». E anche se una cassa di risparmio pioniera degli investimenti artistici, come la Caixa di Catalogna, ora si concentra più su opere sociali, le banche e le istituzioni private hanno sempre più voce in capitolo: «Si sono create, in questi anni, molte società di investimento in arte - informa Cecilia Pereira, direttrice delle attività culturali di Espaíia Espone, la Società statale per le esposizioni internazionali - e non c'è dubbio che l'arte contemporanea sia di moda. Chi l'avrebbe detto soltanto una quindicina d'anni fa? Gli americani erano perfino sospettati di volersi approfittare dei baschi e nessuno credeva al progetto
SPAGNA. Una nazione sotto 1'effetto Guggenheim
In Spagna, il processo di emulazione tra le 17 Comunità autonome ha prodotto la nascita di almeno 15 nuovi musei di arte contemporanea negli ultimi 10 anni. Ogni città vuole il suo Guggenheim, il suo Reina Sofia, in una competizione che non dispiace a Madrid. Il ministero della Cultura del governo Zapatero è presente tra i patrocinatori e partecipa alle aste, beneficia della prerogativa di vedere per primo le opere più importanti e del suo diritto di prelazione. I depositi dei musei sono pieni, ma il ministro della Cultura, César Antonio Molina, afferma che avremmo bisogno di altri 30 o 40 musei come il Prado per riuscire a mostrare tutto.
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