Il ministro Bondi. Non solo la tutela del passato ma dell'identità della Nazione. Gentile Direttore, sono assolutamente d'accordo con Salvatore Carrubba quando sostiene, nel suo bellissimo articolo, che non c'è bisogno di una politica culturale volta a costruire il consenso, che ha trovato in Italia due espressioni speculari nei dettami di Gramscì e di Bottai. Finito il secolo breve, e crollate le ideologie, la cultura intesa come egemonia è ormai un retaggio antistorico, anche se continua a trovare agganci e proseliti nel mondo intellettuale e in settori importanti della vita sociale. Non è un caso se nel mio primo intervento da ministro ho subito affermato che una seria politica culturale in Italia non può essere né di destra né di sinistra, perché, appunto, questi termini nell'epoca in cui viviamo hanno perduto gran parte del loro significato. Sono convinto che una cultura nel senso pieno del termine è quella che sa guardare, capire e riflettere oltre gli anacronistici steccati ideologici. Io concepisco primariamente il mio compito, quello di ministro dei Beni culturali, come rivolto a tutelare l'immenso patrimonio culturale del nostro Paese. Un compito che deve essere svolto dallo Stato, così come prevede il Codice dei Beni culturali, redatto dal mio predecessore Urbani, in stretta collaborazione con le Regioni e gli Enti locali. Sono convinto tuttavia che questo compito, seppure fondamentale, che consiste nel custodire quanto ci è stato tramandato dal passato, debba essere accompagnato da un compito altrettanto importante che abbia come fine quello di lasciare al futuro anche i segni del nostro passaggio: di testimonianze di bellezza della nostra umanità. Se una nazione ricca di storia, di cultura e di arte si limitasse a vivere in modo parassitario sui suoi antichi splendori, se si sedesse utilitaristicamente sul proprio passato per trarne un mero fine di lucro, finirebbe per tarpare le ali alle nuove creatività, e immiserirebbe il passato senza costruire il futuro. Un'autentica politica culturale, allora, deve incoraggiare, sostenere, aiutare le opere degli artisti contemporanei, il loro lavoro che, a partire dalla nostra memoria storica, ci aiuta a vivere meglio. La cultura serve anche a difendere la nostra identità, come ci ricorda Salvatore Carrubba? Io penso di sì, nel senso che la vera cultura, cioè un corpo di valori e di princìpi basilari, è a fondamento di ogni politica che abbia una visione del futuro di una Nazione. E oggi abbiamo di fronte una sfida più grande di sempre, perché dobbiamo porci il problema di come si definisce un'identità o, meglio, una cittadinanza nel secolo della globalizzazione dei diritti, dell'economia e della comunicazione. Nella società che diventa ogni giorno di più multietnìca, sarebbe un errore storico dimenticare o addirittura ripudiare le nostre radici, come sarebbe però miope ritenerci una fortezza inespugnabile, perché l'impetuoso vento della globalizzazione e dell'integrazione è un fenomeno che deve si essere governato, ma non può in alcun modo essere fermato. Indietro, infatti, non si torna. Il compito del ministero tuttavia non è quello di orientare la cultura verso l'adesione a questa o quella visione della società fondata su una determinata concezione culturale. Io non nascondo le mie idee e il mio rifiuto di una visone relativistica della società, ma intendo farlo in un confronto ravvicinato innanzitutto tra laici e credenti, e soprattutto favorendo il più possibile la promozione della cultura, la libera ricerca degli intellettuali, l'opera degli artisti, di qualunque orientamento. L'Italia può ancora svolgere un ruolo importante in Europa e nel mondo se scommette sulla cultura, in tutti i suoi vari aspetti. Per questo sono importanti gli istituti di cultura all'estero, il cui ruolo originario fu quello, meritorio, di diffondere la lingua italiana, ma che qualcuno ora relega quasi al rango di enti inutili. Io ritengo che questi istituti, adeguatamente sburocratizzati, possano costituire un volano importante per il nostro Paese come promotori del made in Italy nel settore culturale. Io farò di tutto, insieme naturalmente al ministro degliAffari esteri, l'amico Franco Frattini, perché gli Istituti di cultura all'estero' diventino sempre più organi periferici delegati alla programmazione culturale, e non meri strumenti di collegamento, attraverso una migliore utilizzazione delle. risorse e delle competenze. Ministro dei Beni e delle attività culturali
Cultura, valore made in Italy
Il ministro dei Beni culturali, Bondi, sostiene che la cultura non può essere una politica di destra o di sinistra, ma deve essere una politica che tutela il patrimonio culturale del Paese e lascia segni del passaggio al futuro. Secondo lui, la cultura serve a difendere l'identità della nazione e a promuovere la creatività e l'arte contemporanea. Il ministro sostiene che la globalizzazione e l'integrazione richiedono una visione forte dell'identità nazionale, ma non può essere una visione chiusa o esclusiva. Il ministro intende favorire la promozione della cultura, la libera ricerca degli intellettuali e l'opera degli artisti, indipendentemente dalla loro orientamento.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo