Già da tempo, le linee programmatiche che hanno informato attività e lavori all'interno del Museo hanno mirato ad approfondire ed ampliare (oltre che aggiornare) la conoscenza dei tesori in esso conservati (così anche da garantirne al meglio la conservazione), da un lato; a mantenere, rafforzare e, quando possibile, ampliare gli spazi a disposizione, così da migliorare le esposizioni, dall'altro. Ambedue le linee, e le attività conseguenti, non possono non continuare: almeno finché non si identifichino in città spazi diversi nei quali allocare gli uffici della Soprintendenza, e così ampliare le esposizioni e i servizi museali nel nobile Palazzo degli Studi. Alle collaborazioni scientifiche già in atto, a fianco degli archeologi della Soprintendenza, sarà da destinare ulteriore attenzione: così che il Museo continui a rappresentare un centro vivo di elaborazione culturale. In maniera che gli eventi e le iniziative di valorizzazione possano derivare, nelle forme a loro proprie, da risultati scientificamente affidabili, grazie ai quali si misura la differenza fra cultura diffusa e, invece, eventi di pura facciata. Naturalmente, non ricordiamo che, per poter proseguire in un programma del genere, occorrono non indifferenti risorse finanziarie: e non lo ricordiamo in quanto siamo fiduciosi che alle proposte che il Museo riuscirà ad avanzare arridano attenzione e consenso. Pietro Giovanni Guzzo Soprintendente archeologo di Napoli e Pompei È da duecento anni che il Museo Archeologico conserva presso di sé le principali antichità rinvenute nell'ampio territorio che costituiva il Regno di Napoli. Località antiche illustri, come quelle vesuviane e flegree, ed altre che solamente gli specialisti sanno individuare sulla carta geografica sono lì rappresentate: così da intessere una trama storica, archeologica, artistica che conosce ben pochi confronti in Italia. Se ricchissimo è il numero degli oggetti conservati nel museo, molto, molto meno numerosi sono coloro che possono vantarsi a ragione di conoscerne ogni andito, ogni stanza: ed ancora meno numerosi sono quanti conoscono, o ricordano, tutte le sue antichità. Dedicare una sala al Vaso di Dario (domani l'apertura ufficiale) va proprio nella direzione di permettere a tutti di conoscere, di volta in volta, i tanti tesori custoditi. Dal tempo della sua istituzione, il Museo ha attraversato diversi allestimenti espositivi e, ancora oggi, sono in via di ultimazione lavori per una nuova presentazione della collezione delle statue Farnese e per disporre di nuovi spazi da adibire a servizi per il pubblico nel fabbricato eretto alle spalle dell'edificio principale. Una sala dedicata a due grandi crateri e a dieci esemplari più importanti della ceramica greca: è la Sala del Vaso di Dario, che apre per la prima volta domani, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove sarà esposta in modo permanente la preziosa collezione di ceramiche greco-italiota che da più di dodici anni non era visibile al pubblico. I vasi in mostra sono gli esemplari ritrovati nella famosa tomba della necropoli ellenistica di Canosa, durante gli scavi del 1851. Nella tomba, la cui chiusura è stata datata agli inizi del III secolo avanti Cristo, fu rinvenuto lo scheletro di un uomo con indosso un'armatura, circondato da vasi figurati tra cui spiccano i due grandiosi crateri a volute, il vaso di Dario e il vaso di Patroclo, realizzati da un unico pittore, che sono senza dubbio gli esempi più celebri e studiati di ceramica ellenistica in Italia. Difficili da trasportare per dimensioni e peso, queste due straordinarie rarità saranno ora finalmente in mostra permanente, assieme ad altri vasi attribuiti allo stesso pittore. Saranno inoltre esposti recipienti di caratteristica fattura daunia con il grande collo ad imbuto. La sala è corredata anche da vetrine in cui sono esposte le matrici in rame della Real Fabbrica Borbonica che servivano per la stampa delle scene tratte dai vasi e inserite nelle preziose pubblicazioni d'epoca, presenti nella biblioteca del Museo. «Il Museo Archeologico di Napoli ha un patrimonio di antichità che ha pochi confronti in Italia sottolinea il Soprintendente archeologo di Napoli e Pompei, Pietro Giovanni Guzzo -. Dedicare una sala al Vaso di Dario permetterà a tutti di conoscere tanti tesori custoditi, che non sempre sono stati visibili al pubblico». Come il Vaso di Dario e quello di Patroclo, due crateri a volute detti anche "a mascheroni" per le maschere di Medusa che ornano le volute delle anse -, tipici oggetti monumentali destinati ai corredi funerari e attribuiti allo stesso pittore, denominato Pittore di Dario, che operava tra il 340 e 320 avanti Cristo. Decorati con eleganti ornamenti, questi vasi rivelano una composizione ricca di effetti prospettici e un sapiente uso del colore, riflesso delle conquiste della grande pittura greca.
CAMPANIA - ALL'ARCHEOLOGICO Nuova sala per il vaso di Dario
Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha deciso di dedicare una sala al Vaso di Dario, una preziosa collezione di ceramiche greco-italiota che non era visibile al pubblico da più di dodici anni. La sala sarà esposta in modo permanente e sarà possibile conoscere i tanti tesori custoditi dal museo. Il Vaso di Dario è un oggetto monumentale destinato ai corredi funerari e è attribuito allo stesso pittore, denominato Pittore di Dario, che operava tra il 340 e 320 a.C. La sala sarà anche esposta a recipienti di caratteristica fattura daunia con il grande collo ad imbuto e a vetrine con le matrici in rame della Real Fabbrica Borbonica.
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