La prima al teatro Massimo appesa alla convocazione Tre regie differenti per ciascun atto Sarà braccio di ferro sino alla fine sul Trittico di Puccini, e così la "prima" di stasera al teatro Massimo resta appesa a un filo. Ieri si era aperto uno spiraglio, sulla messa in scena dellopera pucciniana, appesa alla convocazione dei sindacati da parte del sindaco Diego Cammarata, fissata per lunedì. Se lincontro dovesse essere confermato, lo spettacolo sarà salvo dallo sciopero indetto dalla linea dura di Fials e Uil, ma funestato anche dalla protesta più soft di Cgil e Uil, «Ci è stata comunicata solo la disponibilità del sindaco a un incontro - dice Paolo Cutolo della Fials - appena riceveremo la convocazione andremo a sentire le sue proposte: ma fino ad allora nessuna revoca, perché solo in quel caso la deontologia sindacale ci impone la sospensione di ogni forma di lotta». E questa è anche la posizione di Cgil e Cisl, che invece avevano invitato i loro iscritti di coro e orchestra a presentarsi in scena senza costumi e in abiti borghesi. La Uil, invece, ha affidato la decisione finale a unassemblea dei suoi iscritti, convocata nella tarda serata di ieri. Per il Teatro, insomma, se le cose resteranno così, si va verso un nuovo annuncio di annullamento dello spettacolo. «Ho rassicurato personalmente i sindacati sulle intenzioni del sindaco di convocarli», dice amareggiato il sovrintendente del teatro Antonio Cognata. Il debutto, intanto, (se ma si farà, visto che Fials e Uil hanno indetto lo sciopero per tutte le repliche) è fissato alle 20,30, con la regia affidata a Giovanni Scandella per il Tabarro, Giulio Ciabatti per Suor Angelica e Francesco Micheli per Gianni Schicchi. Sul podio cè Paolo Arrivabeni. Protagonista per i tre ruoli femminili, il soprano Amarilli Nizza, al suo fianco il baritono Alberto Mastromarino per i ruoli di Michele e Gianni Schicchi. Scene e costumi sono di Alessandro Camera e Carlo Ricotti, le luci di Bruno Ciulli. Lopera rappresenta tre universi musicali ed espressivi, per raccontare le sfumature dellanimo umano. Tre atti unici per altrettante notazioni di colore, che passano dal torbido omicidio passionale, attraversano il suicidio di una madre costretta al convento, e si chiudono con la beffa sulfurea del falsificatore testamentario di dantesca memoria. Il teatro Massimo rende così omaggio al 150ntesimo anniversario della nascita di Giacomo Puccini, rappresentato per la prima volta al Metropolitan di New York nel 1918, e poi raramente ripreso nella sua interezza. A Palermo, infatti, è arrivato solo tre volte: lultima nel '64. La sfida, con lallestimento unico delle tre opere, era tutta puntata sulla scenografia e sui costumi: risolti da una grande scatola nera per il Tabarro, con una grande chiatta sopraelevata in primo piano e una scena ingombra di casse. Scatola che diventa un ambiente unico, di un non colore verde, spoglio e circolare, per latmosfera penitenziale di Suor Angelica, e punta poi su atmosfere quasi carnascialesche, con giochi optical per costumi a scacchi e strisce in lucido pvc e una selva di casette colorate sullo sfondo. «La Senna doveva essere protagonista del primo atto - dice Scandella - e allora labbiamo immersa in unatmosfera noir, che apparenta fortemente questopera al clima dellepoca. Le ombre che si allungano diventano la proiezione del malessere tangibile dei protagonisti, che ha unorigine oscura nel loro bambino morto». Giulio Ciabatti, per Suor Angelica, ha pensato invece a rappresentare «un microcosmo tutto al femminile, dove esplode la disperazione di una madre che noi presentiamo già come un personaggio disturbato». «Stilizzazione estrema e una sorta di dinamismo futurista» caratterizzano invece il Gianni Schicchi di Francesco Micheli, che ha voluto riproporre un clima da «musical medievale» come se a riproporlo, con tutta la frenesia della metropoli, fosse una compagnia di Broadway.