Un po' come sulla Croisette di Cannes, ieri mattina in Prefettura si è vista una promenade di belle intenzioni. L'oggetto dell'incontro era la presentazione del progetto per la messa in sicurezza dei beni culturali fiorentini in caso di esondazione dell'Arno. Un fiorentino che ha almeno 50 anni potrebbe esclamare: «Era l'ora...dopo 41 anni...finalmente qualcuno si è deciso... ». Invece la realtà è ben diversa dalle aspettative e siamo ancora troppo lontani dalla soglia di umana tranquillità nei confronti dell'Arno, fiume bizzoso che nell'ultimo mezzo millennio è uscito dal suo letto almeno una volta ogni secolo per far danni. Ma i fiorentini (e i governi italiani che si sono succeduti dal 1966 a oggi) ancora non l'hanno capito. Alla presentazione di ieri erano presenti il prefetto Andrea De Martino, il segretario dell'Autorità di Bacino dell'Arno, Giovanni Menduni, il Capo dipartimento Nazionale della Protezione civile, Guido Bertolaso, il direttore regionale per i beni culturali, Mario Lolli Ghetti, vari assessori e la direttrice della Biblioteca Nazionale di Firenze, Ida Fontana. Quel che Menduni hapresentato èunprimo, timido passo verso l'elaborazione di una strategia d'azione comune per la salvaguardia del patrimonio culturale fiorentino, una cui parte, è bene non scordarselo, deve essere ancora restaurata a quasi 42 anni dall'alluvione. Il problema è che i primi dati del rilevamento, utile all'elaborazione della strategia, sono disarmanti. Anche a livello di scelte. Come ha spiegato Menduni, sono stati monitorati 177 immobili ubicati in aree potenzialmente inondabili solo ed esclusivamente di proprietà pubblica. Questa scelta di rilevazione lascia quanto meno perplessi perché i beni culturali custoditi in edifici privati (circa 20), non saranno considerati dal progetto. Quindi partiamo dalla considerazione che il dato di rilevamento è parziale. Proseguiamo. Dei 177 edifici esaminati, 94 sono stati definiti «vulnerabili», cioè i beni che contengono sono esposti a rischio alluvione; altri 40 edifici sono indicati come «non vulnerabili » (cioè non contengono beni esposti al rischio alluvionale); infine 23 edifici di interesse culturale sono fuori dall'area alluvionabile. Quindi l'attenzione va concentrata sui 94 edifici che rischiano. A questo punto occorre vedere se, per questi, sono stati previsti dei piani di emergenza interni per la messa in sicurezza dei loro beni culturali. In questo caso il dato è ancora più allarmante perché solo il 30 degli edifici (29) è dotato di un piano di emergenza per la messa in sicurezza dei beni culturali; il restante 70 ha adottato piani che non prevedono la messa in sicurezza dei beni (18), non ha adottato piani (26) oppure vi sono degli addetti che ci stanno pensando (23). Perché evidentemente 41anninonsonountempo abbastanza lungo per farlo... Va chiarito che i musei statali fiorentini rientrano nel primogruppo secondo precise disposizioni ministeriali e che, ad esempio, Gli Uffizi (come nel '66) non rischierebbero praticamente niente perché le opere della Galleria e del deposito sono a diversi metri dal piano stradale. Altri complessi museali, invece sono apertamente a rischio. Come ha sottolineato Menduni, la difesa dalle alluvioni passa attraverso gli interventi strutturali (la realtà è che in 41 anni non si è fatto praticamente niente per proteggere Firenze e quel che si sta per fare - 4 casse di espansione a Figline Valdarno - potrebbe non bastare); attraverso il governo del territorio (vi incidono le politiche urbanistiche) e la «filiera del tempo reale». Infatti viene da chiedersi con quanto preavviso i responsabili dei beni culturali fiorentini verrebbero avvertiti in caso di minaccia di esondazione dell'Arno. E quali caratteristiche hanno i piani di emergenza adottati? Con quanto personale si potrebbe agire? Quali opere si potrebbero salvare? Quelle più ingombranti come verrebbero movimentate? Edove sarebbero depositate? Il caso del complesso museale di Santa Croce è emblematico. A fronte di circa 30 opere da movimentare (compresa una ventina di pale d'altare di grandi dimensioni), col personale disponibile occorrerebbero 96 ore per la messa in sicurezza di gran parte delle opere. Se almassimo il preannuncio di esondazione può essere di 48 ore, chi se la prende la responsabilità di scegliere quali beni salvare e quali condannare?
Edifici culturali: se l'Arno esonda il 70 per cento è a rischio alluvione
Ieri mattina, nella Prefettura di Firenze, è stata presentata una strategia per la messa in sicurezza dei beni culturali fiorentini in caso di esondazione dell'Arno. Il progetto è stato presentato dal segretario dell'Autorità di Bacino dell'Arno, Giovanni Menduni, e include la creazione di piani di emergenza per i 94 edifici vulnerabili. Tuttavia, i dati rilevati sono stati considerati parziali, poiché solo 177 edifici di proprietà pubblica sono stati monitorati, mentre quelli di proprietà privata non sono stati inclusi.
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