GROSSETO. «Se mi chiedete che cosa penso sulle terme di Roselle, vi dico che neanche io credo che il progetto si realizzerà». Il sindaco Emilio Bonifazi risponde senza giri di parole alla domanda diretta - «Le terme si fanno o no?» - che gli viene rivolta mercoledì sera, nel corso dell'assemblea pubblica voluta dalla giunta comunale nelle antiche Terme Leopoldine. Le parole del sindaco non sono ancora la pietra tombale sul progetto, ma pare proprio di capire che non ci saranno molte altre soluzioni possibili a un lungo e costoso contenzioso che potrebbe aprirsi di qui a poco tra la società Rosellae Thermae - che si era aggiudicata il project financing per realizzare lo stabilimento termale e l'albergo - e l'amministrazione comunale. Il punto della situazione Bonifazi lo fa in poche parole. «È stato detto che ormai aleggia la favola delle terme», esordisce. «E vi devo dire che quando l'idea delle terme è nata io avevo i pantaloncini corti». Si parla, infatti, del 1977. Ma il sindaco si concentra sugli eventi degli ultimi anni. In particolare sulle due convenzioni - quella del 2002 e quella del 2004 - tra il Comune e la Rosellae Thermae. «Con la prima convenzione - ricorda il sindaco - il Comune ha stabilito un rapporto con la Rosellae Thermae per la realizzazione del progetto e vi ha inserito un primo lotto, chiamato lotto B; poi ha ampliato la convenzione e vi ha inserito il cosiddetto lotto A», che poi corrisponde agi impianti sportivi di proprietà del Comune. Di fatto, con la seconda convenzione il Comune avrebbe come ammesso di essere inadempiente all'obbligo di mettere i terreni nella disponibilità della società. Naufragato davanti al Tar il tentativo di esproprio, Bonifazi ha ricordato che c'è stato un tentativo di transazione. «Nel 2005 - ha detto - si è valutato che i terreni da espropriare avessero un valore di circa 960 mila euro, ma la società era disposta a metterne solo 600 mila e il resto li avrebbe dovuti mettere il Comune. Sta di fatto che nessun dirigente ha ritenuto legittima quella transazione ed è stato disposto a firmarla». Oggi, anche alla luce dell'evoluzione normativa, i terreni sono stati rivalutati dai periti e «il costo di esproprio - ha detto il sindaco - è lievitato a oltre 2 milioni e 200 mila euro, ma la società non è disposta comunque a mettercene più di 600 mila. E certo il Comune non può sborsare il resto». Ma c'è anche un'altra ragione per cui Bonifazi non crede nella fattibilità del progetto. «A pochi chilometri da Roselle ci sono ben due stabilimenti termali di qualità, come Saturnia e il Petriolo, dove ha investito il gruppo Ligresti, e dunque l'investimento su Roselle, che dovrebbe essere di circa 40 milioni di euro, è molto meno appetibile». Tutto finito quindi? Entro l'estate arriverà una decisione definitiva, ma soluzioni diverse non sembrano essercene. Cosa fare al posto dell'ormai famigerato scheletro? Potrebbe divenire la sede di un centro nazionale di documentazione sulla civiltà etrusca per il quale il Comune può ottenere dalla Regione ricchi finanziamenti. Roselle, invece, con il suo parco archeologico, potrebbe essere la "location" naturale di un polo etrusco. E il contenzioso che si aprirà? Per Bonifazi «sarà un contenzioso benefico, perché spazzerà via ogni equivoco da una storia che dura ormai da 31 anni».
LE SPINE DI ROSELLE Il sindaco pessimista sulle terme Credo che non si faranno più
Il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, ha espresso dubbi sulla fattibilità del progetto delle terme di Roselle, affermando che la storia del progetto è "fatta di favole". Il progetto, che prevede l'investimento di 40 milioni di euro, è stato oggetto di due convenzioni tra il Comune e la società Rosellae Thermae, ma il tentativo di esproprio dei terreni è naufragato davanti al Tar. Il sindaco ha ricordato che la società non è disposta a metterne più di 600 mila euro, mentre il Comune non può sborsare il resto. Inoltre, ci sono già due stabilimenti termali di qualità a pochi chilometri da Roselle, che rende l'investimento meno appetibile.
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