Il custode: farò io denuncia Archiviata linchiesta sul primo furto, la Curia tace anche in questo caso UNA storia che non finisce mai. Spunta un nuovo tesoro di San Gaetano, la chiesa di piazza Antinori gioiello dellarchitettura barocca da cui fra il 99 e il 2003 furono trafugati oggetti preziosi per 500 mila euro, poi fortunosamente recuperati dai Carabinieri e tuttora sotto sequestro in un deposito giudiziario a San Salvi. La Curia, proprietaria dei beni - fra cui un prezioso crocifisso della scuola del Giambologna e alcune pianete uniche al mondo - venduti illecitamente ad antiquari e intermediari dallallora custode della chiesa, Giovanni Pistone, non lo ha però mai denunciato per furto (che per essere perseguito richiede una querela di parte). Da qui, nel 2006, dopo anni di indagini, larchiviazione del procedimento penale. Un comportamento rimasto finora senza spiegazioni, come anche la rinuncia della Curia a presentare in seguito una causa civile, lunica strada concreta per rientrare in possesso dei beni. E che a qualcuno ha fatto sospettare che il timore di piazza San Giovanni, più che di perdere i suoi tesori, sia stato di riaccendere fari su una vicenda oscura e mai del tutto chiarita, in cui sono stati coinvolti, oltre a un uomo di fiducia del vescovo vicario Claudio Maniago come Pistone e al nipote adottivo dellex vescovo Benelli, anche leconomo della diocesi nonché amministratore pro tempore di San Gaetano monsignor Vinicio del Perugia (oggi defunto), e il direttore dellIstituto sostentamento clero Carlo Sarri. Ma al mistero, adesso, si aggiunge mistero. Nel fare linventario degli oggetti presenti attualmente nella chiesa, il nuovo custode don Roberto Donati si è accorto che ne mancano altri (oltre 40) mai denunciati e che non sono fra quelli sotto sequestro a San Salvi. Tele, arredi sacri, pissidi, calici dargento e oro, reliquiari, portaincensi, suppellettili di uso liturgico, di grande valore e tutti notificati dalla soprintendenza, con foto e dettagliate schede di inventario. Ma proprio dal confronto di questi elenchi ufficiali con ciò che si trova attualmente in piazza Antinori, risulta che di tutta questa roba non cè più traccia. Sparita. Perché nessuno si è mai preoccupato prima, tanto più alla luce del clamoroso furto già attuato, di verificare pezzo per pezzo che cosa era rimasto a San Gaetano, magari coinvolgendo la soprintendenza? Nonché di denunciarne la scomparsa prima che il mercato antiquario, come è molto probabile sia già avvenuto, lo inghiottisse? Non si sa. Adesso però don Donati, totalmente estraneo ai fatti addebitati a Pistone, ha deciso di mettere le mani avanti. E a giorni presenterà lui ai Carabinieri una denuncia per furto a carico di ignoti, primo, vero passo formale mai compiuto in tutta questa storia. Con la speranza che un qualche spiraglio possa riaprirsi anche riguardo ai beni rubati nel '99-2003, sebbene il Gip, nel frattempo, non essendo stata promossa alcuna causa civile, possa da un momento allaltro decidere di restituirli agli antiquari che, come è emerso dalle indagini, li hanno effettivamente acquistati da Pistone a fronte di pagamenti finiti nei conti dellIstituto per il sostentamento del clero. Intanto la stessa responsabile del Polo Museale fiorentino, Cristina Acidini, conferma: «Dalla Curia non ho mai ricevuto alcun segnale su questa vicenda». Ma una cosa è certa: a questo punto la soprintendenza «farà valere in ogni sede le prerogative conferite dalla legge a un patrimonio del genere».