L'Isola è come erosa da 55mila "tarme": ville, palazzi, resort totalmente abusive che secondo il Centro regionale servizi Urbanistici giacciono indisturbati. Perché se il Piano paesaggistico (strumento di tutela ampia) impone divieti stringenti «il paradosso è che si rischia di indurre la gente a violarlo, con tutte le sue contraddizioni ». Oltre che presidente del centro studi, Alberto Boi è noto per aver guidato le ruspe che abbatterono l'hotel di Baia delle Ginestre nell'Iglesiente, le ville di Marina Piccola e il mostro di cemento a Baccu Mandara, nel Cagliaritano. Ex funzionario dell'assessorato all'Urbanistica, Boi punta ora il faro sull'effettiva esecuzione degli abbattimenti. Ovvero, una volta certificati gli abusi - con sentenze definitive - perché non si passa alla cancellazione dell'obbrobrio? «In Regione, fino a qualche anno fa giacevano almeno trenta richieste di abbattimento presentate dai maggiori comuni costieri a più alta densità di abusi, come Quartu, Olbia, Alghero, Pula. Ma da anni le ruspe restano in garage. Perché nessuno le aziona?». Boi è certo che il grosso spetti all'amministrazione regionale, sebbene la prima frontiera della tutela spetta ai comuni. Una volta stabilito l'abuso non condonabile, dagli uffici tecnici locali partono le ordinanze di demolizione, che però entro tre mesi potrebbero tradursi in confisca. A meno che non intervenga la magistratura. Peccato che a parte casi isolati - come l'ultima operazione ad Orosei - sono pochi gli amministratori pronti a fare scelte tanto impopolari.