Lunedì il cantautore è ospite del Fai per un concerto straordinario agli Arcimboldi con gli indimenticabili successi del suo repertorio Un nuovo lavoro? Sto scrivendo e registrando chissà se prima o poi questo lavoro diventerà un disco Ci sono luoghi che andrebbero tutelati e io sto pensando ai vecchi caffè e alle vecchie locande -------------------------------------------------------------------------------- In fondo si somigliano. Uno cerca di conservare natura, monumenti e bellezze dItalia con opere, acquisizioni, restauri. Laltro da sempre canta la nostalgia per un tempo che fu, in cui tutto era diverso, luomo come la natura. Insomma, è una comune voglia di conservazione (nel senso migliore del termine) che ha convinto Paolo Conte a esibirsi in un concerto a favore del Fai. Un concerto straordinario, lunedì 19, non solo per la qualità artistica, ma anche perché non è legato a un tour o a un album in uscita (su questo il cantautore di Asti si mantiene evasivo: «Sto scrivendo e registrando, chissà se prima o poi questo lavoro diventerà un disco»), è proprio solo per aiutare lassociazione a raccogliere fondi. Daltronde lo stesso Conte ammette una forte sensibilità per il tema della tutela del territorio, devastato, anche nel suo Piemonte, da «geometri e imprenditori di cattivo gusto che non sanno "sentire" il paesaggio e non hanno memoria storica». Lantidoto agli orrori, alle cementificazioni, alle ville con i nani nei giardini, è «qualche bella vecchia canzone francese di quelle che contengono lamore per i luoghi». Luoghi che non devono necessariamente essere chiese e monumenti. Anzi, se gli si chiede cosa rischia di sparire in Italia e cosa vorrebbe fosse tutelato, al sua risposta è in puro stile solo Conte: «Sto pensando ai vecchi caffè e alle vecchie locande». Magari le locande dove una volta si beveva un certo tipo di vino, per cui la nostalgia è evidente anche in tempi di Slow Food: «I nostri giovani esperti di vini, carichi di insegnamenti accademici, non hanno mai assaggiato i vini di una volta e non possono sapere che tutto è cambiato». Ma Conte continua ad aggrapparsi alle sue canzoni per, se non proprio fare rivivere, almeno raccontare il tempo che fu. Tra quelle che eseguirà lunedì agli Arcimboldi (la scaletta intera non verrà resa nota), si sa che ci saranno classici come Via con me, Gli impermeabili, Genova per noi, Max, Comedi, Sotto le stelle del jazz. Unesibizione che avrà particolare fascino dal luogo, un teatro che in pochi anni di vita ha ospitato prime della Scala e maestri di tutto il mondo. Ma per chi ha suonato allOpéra di Parigi non possono esserci paure o timori reverenziali. Anzi: «I fantasmi dei grandi artisti che hanno calcato i palcoscenici di prestigio dove suono sono sempre presenti nei miei pensieri, così come mi attrae la bellezza dei teatri stessi». E poi cè il fatto di suonare a Milano, che è comunque un luogo di fascino per chi ha cantato, da provinciale, il mito delle città. Vero, nellimmobile campagna di Conte si è sempre guardato più a Genova o semmai a Torino, però «la grande capitale del nord non ha forse un fascino intrinseco, ma un fascino di frontiera (lontano, lontano, oltre Milano)». Anche se il pubblico non è particolare, diverso: «Il mio pubblico è sempre stato identico a sé stesso, persino allestero. Un pubblico speciale, giovane e antico insieme». Ad accompagnare Paolo conte, Daniele di Gregorio, Jino Touche, Daniele dallOmo, Massimo Pitzianti, Claudio Chiara, Luca Velotti, Lucio Caliendo, Piergiorgio Rosso.