Linchiesta Il ragioniere generale della Regione, Enzo Emanuele, guida la classifica dei dirigenti con più indennità I compensi extra dovrebbero finanziare lo straordinario, ma nessuno li versa Articolo 13 della legge 10: approvato, promulgato. E rimasto carta straccia. Perché la casta - allora il termine non era di moda - si ribellò e qualche colletto bianco suggerì al Parlamento una moratoria fino al successivo contratto della dirigenza. Che è stato infine siglato nel 2007: senza traccia dellodioso balzello. Nel frattempo, non ha avuto tregua la caccia alla poltrona, al seggio, al gettone, da parte dei burocrati della Trinacria. Si è accentuata gradualmente, fino allassalto di questa primavera. Segnata da due fenomeni: il proliferare delle società regionali (e dei relativi organismi di gestione) e le dimissioni in massa di sindaci e presidenti di Provincia che hanno lasciato scoperti importanti ruoli amministrativi. Così, è partita la raffica di recenti nomine. Il primatista? Sicuramente Enzo Emanuele, ragioniere generale della Regione che può vantare otto incarichi, tutti (o quasi) elencati nel suo curriculum su Internet. E che allo stipendio ordinario, da 8 mila euro al mese, può sommare quello di commissario del Comune di Catania (4.650 euro lordi, il 60 per cento circa dellindennità del sindaco) e i compensi che gli derivano dal fatto di sedere contemporaneamente nei comitati di sorveglianza di quattro società regionali (dai 20 ai 23 mila euro annui per ciascun incarico) e di essere revisore dei conti dellAsl di Messina, dellAsi di Ragusa e dellArpa, cariche da 20 mila euro annuo in su. Grazie agli extra, insomma, la busta paga diventa almeno due volte più pesante. Lui, Emanuele, ci ride su: «Mister mille incarichi? Ma sì, chiamatemi pure così. Ma sono tutti nel bene dellamministrazione». Il ragioniere generale, daltronde, è in buona compagnia. Nelle sei spa regionali che hanno adottato il cosiddetto sistema duale raddoppiando le poltrone, fa capolino una pletora di dirigenti generali (ben 12): Francesco Attaguile può rinforzare il suo stipendio-top da 22 mila euro al mese (raggiunto grazie alla speciale indennità estera corrisposta ai membri dellufficio di Bruxelles) con altri 1.700 euro per la presenza ai vertici di Inforac, una nuova società che si occupa di euromediterraneo. E il dirigente della Sanità Maria Antonietta Bullara, giusto per fare un altro esempio, sovrappone alla busta paga da regionale (circa 8 mila euro mensili) i quasi duemila euro che le spettano come componente del comitato di sorveglianza di Sicilia Innovazione. Ma la Bullara (che qualche anno fa, prima di fare carriera in piazza Ziino, aveva presentato domanda di prepensionamento) attualmente è anche commissario del Policlinico, in virtù di una nomina che vale circa 17 mila euro annui. Senza contare il "premio" da 30 mila euro annui che il governo Cuffaro ha accordato a tre superburocrati della Sanità (oltre alla Bullara, Luigi Castellucci e Saverio Ciriminna) per lelaborazione di progetti per il contenimento della spesa. Lasciando in qualche collega il seguente dubbio: ma questattività non rientra nei compiti istituzionali di un dirigente? «Invito coloro che hanno da ridire su questi compensi a venire in assessorato anche di notte: troveranno le luci accese», replica Castellucci. È la stagione delloro, per i grand commis della Regione. Che mettono le mani in grandi enti locali: il capo del dipartimento Pubblica istruzione, Patrizia Monterosso, ha ottenuto un incarico extra da 6.200 euro al mese per guidare fino alle elezioni la Provincia di Palermo, il dirigente generale del Lavoro Giovanni Bologna è stato inviato a Modica con uno "straordinario" da 3.720 euro mensili. Un altro dirigente regionale dal cognome celebre, Silvio Cuffaro, in un ente locale ci era entrato dalla porta principale, candidandosi e vincendo le elezioni a Raffadali nel 2007. Ma poi ha chiesto e ottenuto una promozione alla Regione, facendosi nominare dalla giunta provvisoria guidata da Leanza vicedirettore dellagenzia per limpiego, con una delibera ad hoc che ha equiparato questa figura a quella di capo di gabinetto. Compenso, solo per il salario accessorio: 51.759 euro annui. Il valzer di incarichi "fuori busta" scompagina la gerarchia consolidata dei dirigenti più ricchi in base ai compensi ordinari. E consente a molti (Emanuele per primo, ma la lista è lunga) di superare artificiosamente quel limite agli stipendi, 250 mila euro annui, fissato nel gennaio del 2007 dallArs, quella norma che aveva ridimensionato principalmente lo stipendio del manager della Programmazione Gabriella Palocci. «Non entro nel merito degli incarichi assegnati a colleghi di grande valore, ma il problema è: si può essere uno e trino?», chiede Vincenzo Falgares, dirigente dei Trasporti. E Romeo Palma, capo del dipartimento Beni culturali (lui sta proprio sulla soglia dei 250 mila euro), propone listituzione di «unanagrafe degli incarichi e di un regolamento che metta ordine nella materia». Entrambi precisano: fatta salva la qualità dei colleghi plurinominati. Bravi, resistenti alla fatica e ricchi. Soprattutto ricchi. A confermarlo, daltronde, sono i dati delle dichiarazioni dei redditi che, per lanno 2005, vedono nei primi novanta posti - fra avvocati, notai e calciatori - cinque pubblici funzionari regionali. E nessun politico. Davanti a questo scenario, non è un caso che la legge taglia incarichi del 2000 sia finita nel limbo dei provvedimenti sgraditi. E pazienza se l"obolo" pagato dai burocrati più fortunati doveva servire per garantire il salario accessorio a tutti i colleghi. «Il fondo viene rimpinguato lo stesso ogni anno - spiega Giuseppe Amato, uno dei dirigenti del dipartimento Personale - ma con le risorse ordinarie del bilancio. Sì, a carico dellerario. Cioè di tutti noi».