La vita infernale nellex fabbrica di detersivi. Due gruppi in lotta per la sopravvivenza: "E non facciamo entrare più nessuno" E tra gli escrementi spunta anche un campetto da calcio di fortuna "Ho cercato lavoro, ma mi hanno detto che prima ci sono gli italiani" -------------------------------------------------------------------------------- Mario racconta che negli Sessanta, quando i furgoni carichi di sapone (vi ricordate la pubblicità del detersivo Ava con la formula al perborato "stabilizzato" che rendeva il pulcino Calimero così pulito?) uscivano dallo stabilimento della Mira Lanza, in via Teglia restava una scia di profumo. «Sono passati quarantanni e ora dietro quei muri di cinta alti tre metri, si levano colonne di fumo, lodore della spazzatura ammorba laria». Mario ricorda un particolare piccante. «Nel 1958, quando la legge Merlin chiuse le case di tolleranza, molte "signorine" vennero assunte alla Mira Lanza negli uffici». Ora da quei cancelli non escono più impiegate che indossano sotto la mini collant di Lycra. «Sono bionde come lOlandesina, ma girano mezze nude e uomini con facce da paura le caricano sui furgoni per portarle a battere». Come sono lontani i tempi dei cataloghi delle figurine, dei buoni sconto Mira Lanza. Dei saponi per toilette, del mitico detergente liquido Lip. Di quegli anni a Genova è rimasto più nulla, se non un esempio di archeologia industriale che sta in piedi per miracolo. Nei laboratori di ricerca e sviluppo in fondo al piazzale dove si studiavano formule nuove per combattere i concorrenti Omo, Olà, Vel e Persil 3, nei magazzini che rifornivano la città e il Nord Italia, sopravvivono quattrocento rumeni. Un microcosmo incastonato nel quartiere, un luogo dove vige la legge del più forte, dove ci si scanna per un tozzo di pane, dove le bande a caccia di rame lavorano notte e giorno per recuperare loro rosso. I bambini smontano i motorini rubati e osservano con attenzione i "grandi" che fanno a pezzi ciò che resta delle auto. Oltrepassato il cancello di via Lepanto, si entra in unaltra dimensione. «Lì a destra, dove cerano i magazzini vivono i cattivi, ladri, rapinatori, qualche spacciatore, mentre a sinistra, negli ex uffici, proprio laggiù dove cè steso - indica il vigile - , abitano i buoni: famiglie con bambini e anche qualche badante che lavora in nero. Un consiglio? Non allontanatevi dal cancello, è molto rischioso». Si avvicinano un uomo e una donna. Vivono al primo piano della palazzina commerciale. «In Romania dormivo in campagna, in una capanna, ma era meglio. Anche qui non abbiamo acqua, luce, gas, ma la notte ci sono i topi che rosicchiano le calze e gli scarafaggi che ti camminano sulla faccia. È un incubo, dopo un anno in queste condizioni siamo stremati». In mezzo al piazzale con due bombole del gas hanno costruito una porta da calcio. «È un modo per ricordarci che siamo uomini e non bestie», dice Alexandru mentre dà un calcio a un cagnolino scheletrico che gioca con un piccione morto. Sua moglie si affaccia alla finestra. Urla qualcosa e lui corre su per le scale. Come una vedetta ha fiutato il pericolo. Da una palazzina sbuca un ragazzo altro e grosso. «Cosa volete, andate via... «. È uno dei cattivi, non cè dubbio. «Vi interessate di noi solo perché rubiamo, ma non ve ne frega niente se viviamo in questa merda». Tira su la manica del giubbotto e mostra una ferita. «Mi sono beccato una coltellata da un tizio che fa lavorare le ragazze. Lho aspettato al buio e quando è tornato lho preso a bastonate. Adesso non vedete niente, ma la sera qui è meglio chiudersi in casa». È vero che ci sono due gruppi in guerra? «Laggiù - indica gli uffici - ci sono quelli che vanno a chiedere lelemosina davanti al Mercatone o ai semafori, dalla zona in fondo è meglio stare alla larga perché vivono, rapinatori, ladri scappati dalla Romania». Alla Mira Lanza anche la natura ha preso il sopravvento. Gli arbusti hanno sfondato i vetri, dallasfalto sbucano alberelli, attorno a un water abbandonato sul selciato sono cresciuti i fiori. Le tapparelle sono spaccate, cumuli di immondizia riempiono le stanze. Quando ci si arrangia anche un magazzino può diventare un bagno e una leggera brezza informa che quello di fronte al cancello è una cloaca: il pavimento è coperto di escrementi e qualcuno ha fissato un cartello con la scritta "Wc". Eppure in tutto questo dolore, vince lo spirito di sopravvivenza. I panni stesi, le canne fumarie posticce, fanno capire che queste quattrocento anime hanno una speranza: cambiare vita. «Mia moglie ha perso un bambino - racconta Lucian - e allospedale le hanno detto che facendo una vita come questa è meglio non tentare ancora... Ogni giorno riesco a guadagnare cinquanta, settanta euro, pulendo i vetri, ma non riesco a mettere da parte qualcosa. Quando mia moglie Adriana si è ammalata, ho speso tutto in medicine. Ho chiesto un prestito a uno che ruba sulle auto e ora devo restituirgli il doppio. Non so cosa fare, mi dispiacerebbe fare qualcosa di male, ma se non troverò un lavoro, allora... «. In fondo al piazzale un ragazzo sta pulendo una vecchia Passat. È nella zona dei cattivi. «Quando ero in Romania facevo il meccanico. Ho cercato un lavoro da voi, ma appena sentono che sono rumeno mi rispondono che il "lavoro è poco e prima ci sono gli italiani"». Nellaria si sente un odore acre. «È la spazzatura. Quando facciamo un mucchio, gli diamo fuoco così ripuliamo le stanze ed evitiamo malattie. Vieni, ti faccio vedere una cosa... «. Limmagine è un pugno allo stomaco: una stanza di cinquecento metri quadrati piena fino al soffitto di immondizia. «Qui ormai non ci sta più niente, così ne abbiamo trovato unaltra dallaltro lato del piazzale vicino a quella che usiamo come bagno. Tutte le altre palazzine le utilizziamo per dormire e ormai non cè più posto per nessuno».
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La Mira Lanza è una fabbrica di detersivi che ha chiuso negli anni '80. Oggi, il complesso è un quartiere popolare dove vivono circa 400 rumeni che lavorano in condizioni difficili. Il quartiere è diviso in due gruppi: quelli che vivono negli uffici e quelli che vivono negli ex magazzini. I primi sono considerati "buoni" e lavorano in condizioni più dignitose, mentre i secondi sono considerati "cattivi" e vivono in condizioni di povertà e disoccupazione. Il quartiere è caratterizzato da una grande quantità di spazzatura e immondizia, e i residenti hanno sviluppato una cultura di sopravvivenza e di adattamento.
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