Nel mirino i ritardi dei lavori nei rioni nord IL CASO Da senatore scrive a se stesso ministro Chissà se alla fine il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli ce la farà a strappare, con la sua risposta in forma scritta, il fatidico «mi dichiaro soddisfatto» al parlamentare che lo interroga sui ritardi del "contratto di quartiere 2" a Shangai e Corea. Nessun dubbio: sì. E anche senza immaginare scenari fantapolitici in questo strano clima di fair play fra maggioranza e opposizione. Il motivo è semplice: a presentare l'interrogazione è stato lui stesso, in tandem con Achille Totaro, senatore fiorentino di An e ex commissario della federazione livornese. Matteoli interroga (con il dito puntato per stanare i guai), Matteoli risponderà (per far capire cosa intende fare in concreto): con una singolare auto-interrogazione che apre una pagina procedurale inconsueta nell'agenda dei lavori. In realtà, Matteoli l'interrogazione l'ha presentata quando non era ancora stato nominato ministro: nella primissima seduta d'insediamento, il 29 aprile. Eppure la possibilità che il senatore cecinese finisse a guidare il ministero delle infrastrutture era una certezza pressoché inox: non c'è toto-ministri che, dal giorno della vittoria di Berlusconi in poi, non l'abbia visto sulla poltronissima di regista di porti, trasporti e grande opere pubbliche. Pure fra i cronisti parlamentari, c'è stato chi ha sorriso un po' beffardo: è segno che o lui non si sentiva poi così sicuro di ottenere quel posto di primissima fila nella squadra del premier Berlusconi o il problema della "sua" Livorno è talmente ultra-urgente da non poter aspettare cinque minuti. Con qualche punzecchiatura ma senza peraltro neanche troppo polemizzare contro la giunta di centrosinistra, Matteoli porta (con Totaro) sotto i riflettori il fatto che «numerosi alloggi, che avrebbero dovuto esser pronti entro gennaio 2008, non risultano ancora ultimati». Non è uno slittamento privo di conseguenze: bussano alle porte le scadenze del bando per le case popolari. Ma il ministro cecinese non è un parlamentarino di primo pelo che ha bisogno di mettersi in luce con l'interpellanza. Semmai l'interrogazione mira a essere, più che un autogol alla Comunardo Niccolai, un auto-assist. Con due palloni da tirare contro la porta avversaria. L'uno: indicare la colpa di quel che ha frenato le opere nei quartieri nord («fornire chiarimenti in merito ai ritardi nell'ultimazione dei lavori»). L'altro: segnalare cosa farà in concreto sul fronte delle case popolari a Livorno («fornire indicazioni concrete»). La traduzione è semplice: Roma non è troppo lontana per cercare - fin dall'inizio e con tutto il peso politico di un ministro - ruolo e interlocuzione diretta nella Livorno dalla quale proviene.