È un funzionario della Protezione civile di Catania. Otto i provvedimenti dal 2005, sei dei quali per assenze ingiustificate Loriginale ripicca del medico di Cerda che si rifiuta di firmare certificati falsi E così, proprio mentre il ministro Brunetta fa riesplodere la polemica sui «fannulloni» negli enti pubblici, in Sicilia si registra un raro caso di licenziamento in tronco per assenteismo. Il decreto che chiude la carriera alla Regione di un funzionario direttivo catanese ("categoria D", riferiscono in modo burocratico gli archivi) è stato firmato dal dirigente generale del Personale Alfredo Liotta ed è già stato notificato allufficio competente, il dipartimento Protezione Civile. A Palermo, nel residence che ospita gli uffici del Personale, non sanno ancora se linteressato ha ricevuto la lettera di licenziamento, così il nome dellimpiegato infedele rimane riservato. Di certo luomo, trentanni, aveva messo in fila un numero considerevole di assenze - oltre trecento nel 2007, esclusi i periodi di ferie - presentando certificati medici ritenuti dallamministrazione insufficienti a giustificare la lontananza dal luogo di servizio. In particolare alcuni certificati non riporterebbero neppure la prognosi delle patologie denunciate. Il dipendente della Protezione civile catanese aveva ricevuto nei mesi scorsi una prima sanzione: la sospensione dal servizio, provvedimento che aveva contestato formalmente. Evento tuttaltro che frequente, nella pubblica amministrazione, quello di un licenziamento per assenteismo. La Regione siciliana ha deciso di stringere la cinghia: dal 2005, da quando è stato istituito lufficio unico per il procedimento disciplinare, sono stati decretati otto licenziamenti, sei dei quali per assenze ingiustificate. In precedenza, provvedimenti di questo tipo venivano adottati al ritmo di uno lanno. In unamministrazione che, ricordiamo, conta oltre 15 mila dipendenti. E dove, non appena è diventata più serrata la caccia ai "fannulloni", sono saltate fuori storie al limite dellincredibile. Come quella di un dipendente siracusano dei Beni culturali, che dopo essere stato rimesso in libertà in seguito a un arresto per usura non si è più presentato al lavoro. Continuando a percepire, per quattro anni, lo stipendio, sebbene dimezzato, che spetta ai regionali colpiti da un provvedimento di custodia cautelare. Luomo è stato licenziato nel 2007. «I fannulloni? Ci sono qui come ovunque», dice il ragioniere generale della Regione, Enzo Emanuele. «Lesperienza mi insegna che quasi sempre le sacche di inefficienza dipendono dagli atteggiamenti dei singoli dipendenti. Sa, le teste non si possono cambiare. Ma lo sforzo per una migliore organizzazione del lavoro è costante». Anche per evitare disfunzioni ormai al confine della leggenda, come i 576 trattoristi in servizio in un ente, lEsa, che ha giusto una decina di trattori in regola con le norme di legge. O imbarazzi più recenti, vissuti dai dirigenti del Personale dopo lo scioglimento di Aapit e aziende di soggiorno che ha riversato 329 nuovi dipendenti negli uffici della Regione: «E ora dove li mettiamo?», si chiesero al residence. Certo, il rischio è sempre quello di fare di tutta lerba un fascio, specialmente in un comparto - quello dei regionali, almeno i non dirigenti - che negli ultimi anni ha dovuto fare più di altri i conti con il carovita. Ma se le maglie delle leggi sono larghe, il dubbio che qualcuno ne approfitti è sempre forte. Quello che sorge davanti ai cento dipendenti che ogni anno alla Regione usufruiscono di unapplicazione tutta siciliana della legge 104, che consente a chi dimostri di dover badare a parenti malati non solo di avere congedi e permessi, ma anche il pensionamento anticipato. E davanti al dilagare di assenze «da legge 104» che, sommate a quelle per ferie e per malattia, lo privavano costantemente di cento fra barellieri e soccorritori, lamministratore delegato della società che gestisce il 118 in Sicilia chiese nel dicembre scorso lintervento dei carabinieri. Le malattie "virtuali", altro tasto dolente. Un dirigente regionale, Lino Buscemi, chiese una visita fiscale per un dipendente del suo ufficio e si vide addebitare limporto della parcella dallAusl. Denunciò il caso e si scoprì presto che, nellincertezza (poi superata) su chi dovesse accollarsi questo tipo di spesa, molti dirigenti evitavano di disporre accertamenti nei confronti degli impiegati assenti. Scongiurando, così, anche il rischio di attestazioni mediche accomodanti che lo stesso Buscemi denunciò fotografando un cartello affisso sulla porta di un medico di Cerda: «Non avete votato per il candidato che vi avevo segnalato: dora in poi non si fanno certificati falsi. Neppure per sogno».