«Ci siamo incontrati da bambini, i nostri genitori si conoscevano». Gioacchino Lanza Tomasi e Juan Carlos di Borbone si rivedranno qualche decennio dopo, per la precisione a Madrid nel mese di settembre. Loccasione è la consegna, dalle mani del ministro della Cultura Cesar Antonio Molina, della Medaglia doro delle belle arti. Juan Carlos, che sarà a Napoli il 27 giugno per il simposio del Cotec, fondazione per linnovazione tecnologica insieme al presidente portoghese Anìbal Cavaco Silva e a Giorgio Napolitano, ha assegnato lo stesso riconoscimento al mezzosoprano Cecilia Bartoli, al direttore dorchestra Daniel Baremboin, allattore Antonio Banderas, alla pianista Maria Joao Pires e a due grandi vecchi: il regista Manoel de Oliveira, che compirà centanni a dicembre, e lo scrittore Jorge Semprun, che di anni ne ha ottantaquattro. «Credo che la segnalazione sia partita da Josè Vicente Quirante, direttore dellIstituto Cervantes, con il quale ho avuto rapporti di un qualche significato», dice Lanza Tomasi. «Poi va anche detto che negli ultimi anni lattività del San Carlo è stata molto seguita in Spagna. Se il riconoscimento, come sembra, mi giunge anche per questi motivi, la cosa mi rende particolarmente orgoglioso». La Spagna, prosegue lex sovrintendente del Massimo napoletano, «fino a qualche anno fa non contava molto nella musica. Poi, grazie soprattutto alla regina Sofia, la situazione si è rapidamente evoluta. Con lapertura o riapertura di teatri nelle più importanti città, con lintensificarsi dellattività delle orchestre sinfoniche. Sensibili passi avanti si sono fatti anche in altri campi: basti dire che Madrid è lunica capitale europea a poter contare non su uno ma su due importantissimi musei, dopo che il Reina Sofia si è aggiunto al Prado». Una politica culturale a tutto campo? «La regina è particolarmente attenta alla cultura, ma lo steso Juan Carlos non è da meno. Poi non dimentichiamo che il ministro della Cultura è Cesar Antonio Molina, uno scrittore molto affermato e anche piuttosto giovane», spiega Lanza Tomasi. «Qui da noi il ministero per i Beni culturali ha funzionato quando il titolare era seriamente interessato alla cultura: è il caso di Spadolini, Ronchey, Galasso. Quando invece si trattava di ministri più interessati alla politica, le cose non sono andate altrettanto bene. Le attività culturali possono essere declinate in senso puramente mediatico o sostanziale. Nel primo caso si punta sui grandi eventi e sui personaggi celebri, nel secondo sullidea che la cultura debba permeare la società: questultima è la scelta della Spagna, mentre da noi attualmente si percorre laltra strada».