Fruizione impossibile: non ci sono targhe o didascalie. Sito impraticabile per i disabili. Resti archeologici preda di ladri e vandali Incuria Marmi accatastati ovunque, scavi abbandonati e disordinati, staccionate pericolanti Undici euro di ingresso hanno scoraggiato tutti quelli che entravano nei Fori imperiali per motivi lontani mille miglia dalla passione per larcheologia. Da quando è stato reintrodotto il ticket le bande di scippatori e venditori abusivi hanno optato per altre mete. Così come i meno fastidiosi senzatetto, che «visitavano» invece i Fori per chiedere la carità o per utilizzare i bagni pubblici costringendo i turisti ad attendere che loro finissero di sciacquarsi piedi e ascelle. I «wc» del parco archeologico sono, infatti, gli unici «vespasiani» nel raggio di mezzo chilometro. Ma questo è un altro problema. Ora che si paga, però, bisogna rendere i Fori fruibili a tutti, curarli di più, proteggerli dai malintenzionati, dallusura del tempo e dei milioni di turisti. Del resto, quante volte si sono sentiti i cittadini italiani rimproverare lo Stato per come tiene i suoi tesori. Un romano direbbe: «Se gli americani avessero i Fori li terrebbero sotto vetro». Il Comune di Roma, in bacheca, ci tiene invece solo lAra Pacis. Il principe dei problemi «del Foro» è lassenza di condizioni per una completa fruibilità. Se si è disabili, poi, si sono spesi undici euro inutilmente. In carrazzina non si può andare da nessuna parte. E se ci si avventura si è costretti a «zig zag» vertiginosi in salita e in discesa. Le lastre di basalto e marmo bianco che mìnacciano le caviglie dei turisti più fortunati ostacolano le ruote delle carrozzelle rendendo la visita un «rally». In più punti, la vista di particolari elementi architettonici è impedito da arbusti e alberelli. Esempio può essere laltorilievo raffigurante scene della fondazione di Roma che si trova accanto alla basilica di Lucio Emilio. Metà dellopera è coperta. Sulla via Nuova, invece, i cestini dellimmondizia sono troppo distanti dalla ringhiera di ferro, limite oltre il quale il visitatore non può spingersi. Impossibile gettare una cartaccia, una bottiglietta, una gomma da masticare. I campioni di basket probabilmente ce la fanno. In molti casi, poi, i secchi sono stracolmi e in terra non può che formarsi un tappeto di rifiuti. Lassenza di posaceneri lascia ai fumatori ununica alternativa. Spegnersi la sigaretta in bocca e metterla in tasca. Sulle montagne di pezzi di marmo accatastati in ogni angolo, è meglio sorvolare. Cè poi lo scoglio della conoscenza. Se non si è dotati di una guida cartacea, auricolare o in carne ed ossa, i resti dellimpero restano illustri sconosciuti. Solo su alcuni monumenti si intravedono vecchie targhe di marmo con brevi scritte del tipo «Tempio di Augusto». Non una sillaba in più. Perché non dare al visitatore la possibilità di capire ciò che sta osservando con targhe e didascalie che riportino almeno in due lingue, approssimativamente, le informazioni indispensabili? Perché costringerlo a spendere soldi per le guide quando ha già pagato il ticket allingresso? Una costrizione che non aiuta, sicuramente, a combattere il proliferare delle guide abusive. I Fori sono inoltre un enorme cantiere. Ovunque ci si gira si vedono scavi aperti, chiusi, abbandonati. I lavori di recupero, in un sito del genere, non possono che essere cronici, continui, indispensabili. Ma il colpo docchio è quello che si potrebbe avere in un qualunque cantiere edile. Nella maggior parte dei casi sincontrano reticoli di tubi innocenti, passerelle di legno, reti di plastica e utensili gettati qua e là. Anzi, a volte sembra di trovarsi in unazienda agricola, tra un recinto per animali e uno stazzo. Nei casi degli scavi più vecchi, i tubi sono malridotti, le protezioni sono state in parte divelte dagli agenti atmosferici, il muschio la fa da Giulio Cesare, la ruggine regna sovrana. Per fortuna che lo spettacolo unico al mondo distrae i turisti meno pignoli da certe visioni. E questo era il terzo problema. Tornando invece al comune pensiero di chi sostiene che «gli americani metterebbero i Fori in bacheca», si passa al quarto nodo da sciogliere: la conservazione dei resti. Ci sono due scuole di pensiero. Chi vorrebbe lasciare tutto come è, chi crede, invece, che sia giusto rendere fruibile larea ai più proteggendo ogni singolo sasso. Oggi, milioni di scarpe da ginnastica calpestano i basalti delle strade e i pavimenti di marmo della Domus Augustana, i chewing gum ci si appiccicano sopra, le cicche li anneriscono, ma, soprattutto, gli antichi mattoni rossi e le pie- tre di modeste dimensioni finiscono negli zainetti come souvenir. Il Tempo ha già documentato questa «usanza» mostrando i buchi che si sono formati nelle mura a forza di rubare mattoncini. Anche nel passato più recente si è creduto opportuno tentare di proteggere lantica Roma dai malintenzionati e dai turisti che involontariamente contribuiscono allusura dellarea. Tra gli ultimi progetti ricordiamo quello avveniristico dellarchitetto Massimiliano Fuksas. Si basava sostanzialmente su camminamenti, ponti e pedane sospesi otto metri sopra ai monumenti. Ma non se ne fece niente per una questione di denaro. Il progetto, a detta dello stesso Fuksas, sarebbe costato una sessantina di milioni di euro. Ponti sospesi a parte, comunque, la soluzione più comune a luoghi di questo tipo restano i camminamenti sopraelevati che consentono di tenere «i tesori» lontani dai pericoli, alle persone con problemi motòri di godersi lo spettacolo e al personale di vigilanza di operare in sicurezza su una superficie meno dispersiva. In attesa dei fondi del ministero dei Beni culturali, si potrebbe iniziare a pulire più a fondo anche gli angoli meno visibili, dotare larea di qualche cestino e posacenere in più, sostituire le parti delle staccionate fradice e togliere di mezzo i chiodi da 12 centimetri che spuntano fuori dal legno. E magari piantare qualche targa esplicativa ad altezza uomo con nome del monumento, epoca approssimativa e un accenno di storia, davanti ai templi e alle basiliche che più destano lattenzione dei visitatori. Si può?
ROMA - FORI IMPERIALI: fruizione impossibile
I Fori Imperiali a Roma sono un sito archeologico impraticabile per i disabili e i turisti, a causa della mancanza di targhe e didascalie, della scarsa fruibilità e della presenza di resti archeologici in stato di abbandono. Il sito è anche soggetto a ladri e vandali, e la mancanza di condizioni per una completa fruibilità rende difficile la visita. I resti archeologici sono spesso coperti da immondizia e i visitatori devono spostarsi con difficoltà. La mancanza di posaceneri e la presenza di scavi abbandonati e disordinati rendono la visita ancora più difficile. I lavori di recupero sono cronici e continui, ma il sito è ancora soggetto a problemi di conservazione e protezione.
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