La sostanza della democrazia era ben chiara ai senesi fino dagli anni Trenta del XIV secolo quando Ambrogio Lorenzetti affrescò nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico la sua Allegoria del Buono e del Cattivo Governo. Il Governo non ha un volto, non si identifica con la faccia di nessuno. Quando è buono produce effetti buoni, cattivi quando è cattivo. Negli affreschi del Lorenzetti non si vedono i volti dei governanti o se ci sono, sono irrilevanti. A parlare sono gli effetti: la pace, la prosperità, lordine sociale, là ricchezza diffusa quando il Governo è buono, lesatto contrario (disordine, anarchia, ingiustizia e miseria) quando è cattivo. Chi conosce Siena sa che ancora oggi è così. Il potere è diffuso, sottotraccia, scarsamente visibile. Il Monte dei Paschi, il Sindaco, il Partito, la Curia, lUniversità fanno un sistema che non ama mostrarsi. I cittadini di oggi, come i loro antenati del Trecento, guardano gli effetti del Governo e in base a quelli giudicano. Chi comanda lo sa e cerca di essere allaltezza delle attese. Un altro concetto messo in figura da Ambrogio Lorenzetti nei suoi affreschi è altrettanto semplice e altrettanto attuale. Se il Governo è buono, è buono in città come in campagna, se è cattivo produce effetti ugualmente nefasti nelluno e nellaltro luogo. Nella scena celebre che descrive Siena prospera e felice, ricca di commerci di industrie e di mestieri, cè sullo sfondo un paesaggio agrario minuziosamente coltivato, attraversato da strade sicure, abitato dallordine e dalla armonia. Bisogna riconoscere sette secoli dopo, che, in terra di Siena, il rispecchiamento fra il Buon Governo della città e il Buon Governo del territorio si è sostanzialmente mantenuto. Per questo motivo un episodio come quello di Montichiello che sarebbe passato inosservato in qualsiasi altra parte dItalia, ha suscitato tanto scalpore. Perché ha violato un principio, ha interrotto una consuetudine tacitamente rispettata da generazioni di podestà, dì sindaci, di amministratori. Montichiello è stato un effetto di cattivo Governo (oltranza politica, insensibilità culturale, disordine urbanistico) tanto più visibile e sgradevole perché inserito in un territorio, la Val dOrcia, che è da sempre un modello di governo buono. Al punto di avere meritato linserimento nella lista Unesco del patrimonio dellUmanità. Allinterno della vasta provincia di Siena, Montichiello rimane un caso isolato. La linea di tendenza è, per fortuna, unaltra. Lo dimostra il volume uscito in questi giorni per la cura di Donatella Capresi, Silvia Nerucci e Lorenzo Maccari. Protagonisti dellaffascinante percorso che dà titolo al libro sono trentacinque musei (non soltanto archeologici e artistici ma anche etnografici, scientifici e naturalistici) distribuiti fra il capoluogo e i centri minori della provincia; da San Gimignano a Castellina in Chianti fino ad Abbadia San Salvatore e a Chiusi. Tutti appartengono a un sistema unitario che fa capo alla Fondazione Musei Senesi, nata nel 2003. Si tratta di collezioni pubbliche che raggiungono attraversando paesaggi fra i più belli dItalia: paradisi di agriturismi meravigliosi, di enogastronomia di eccellenza, di aziende agricole dal marchio celebre conosciute dallAustralia agli Stati Uniti. È la Toscana amata e frequentata da intellettuali e da artisti non meno che dalla èlite internazionale del denaro e della politica. Sono posti dove una colonica riattata in vista delle "crete di Radicofani o del profilo di San Quirico dOrcia, costa come un appartamento di lusso nel centro di Milano o di Francoforte. I senesi hanno capito da tempo che la bellezza del paesaggio e la varietà e la ricchezza del patrimonio sono un formidabile fattore economico che genera ricchezza e occupazione. Londulato mare di colline che si vede dalla rocca di Tentennano e i Giovanni di Paolo e i Vecchietta lì custoditi nellOratorio di San Giovanni sede della piccola pinacoteca, i bronzi e i dipinti etruschi di Montepulciano, la Natività di Giovanni dAmbrogio diAsciano e la Maestà duccesca di Colle Val dElsa, sono la vera ricchezza di questi luoghi. Come il museo del Paesaggio di Castelnuovo Berardengo, quello Minerario di Abbadia San Salvatore o, a Serre di Rapolano, quello detto della "Grancia", dal nome dellimponente edificio medioevale allinterno del quale si amministravano le proprietà fondiarie dellOspedale di Santa Maria della Scala. La rete dei musei oggi coordinata dalla Fondazione e finanziata per larga e decisiva parte dal Monte dei Paschi, è parte fondamentale di quel Buon Governo della campagna che ha da essere perfettamente speculare al Buon Governo della città. Ambrogio Lorenzetti ce lo ha insegnato sette secoli or sono. «Musei del senese, Itinerari culturali in terra di Siena», a cura di Daniela Capresi, Silvia Nerucci, Lorenzo Maccari, Edizioni Nuova Immagine, Siena, pagg. 334 20,00. Una guida dedicata alle raccolte darte diffuse nel territorio senese, da Colle val dElsa ad Asciano, a Montepulciano