Tra Regione e Comune, finalmente d'accordo sulla ridefinizione dei vincoli paesaggistici, irrompe la Soprintendenza. A trasformare il tavolo di "copianificazione" per l'edilizia in una sorta di terra di nessuno è proprio l'ente a tutela dei beni architettonici. Che annuncia: stop agli incontri tecnici tra enti locali, la parola passa all 'Avvocatura dello Stato. La comunicazione è arrivata ieri mattina, attraverso una lettera che il convitato - l'attuale soprintendente Fausto Martino - ha trasmesso all 'assessorato regionale, dove era in corso l'ormai consueto appuntamento tra i responsabili dell'Urbanistica regionale, Gian Valerio Sanna, e comunale, Gianni Campus, per superare l' impasse dei cantieri. Una mossa tattica alquanto inattesa, che congela di fatto quella che sembrava la soluzione al caos scatenato da un'applicazione troppo restrittiva del Piano paesaggistico. E che Sanna arriva ad interpretare come una presa di posizione dello Stato, accortosi ad un tratto di dover ribadire il suo ruolo. «Ora ci dicano chi è che blocca l'attività edilizia», sbotta Sanna, tra l'amareggiato e il piccato, in attesa di un incontro chiarificatore. Al di là delle formule burocratiche l' iniziativa intrapresa dal'ente per la tutela del patrimonio archite ttonico sembra un gesto ostile. Vuol dire che non si fida della nuova procedura avviata dalla Regione per definire nello specifico le aree inedificabili imposte dal Ppr, dopo la confusione norma tiva che ha gettato il Comune nella paralisi delle concessioni edilizie. E scatenato i sigilli della magistratura. Dopo oltre quasi due anni di silente battaglia a colpi di circolari, tra viale Trento e via Roma sembrava sbocciata se non la pace, quanto meno una comunità di intenti. Ora si interpone come un cuneo l'amministrazione centrale, pure invitata e partecipante di diritto alla concertazione "edilizia". La parola passa all 'Avvocatura.