In sostanza con questa politica si è impedita la crescita naturale del settore: chi è nano resta nano e i grandi si sono nel frattempo finanziarizzati preferendo le crescite di valore di Borsa alla crescita tecnologica. Dinnovazione non se ne parla da decenni in un settore dove impera una sorta di oligopolio diffuso dei grandi. Lo stesso fenomeno riguarda i progettisti, soprattutto le nuove generazioni, cui non è dato di crescere. Adesso per lExpo si parla di 3,2 milioni di opere infrastrutturali e per avere unidea delle dimensioni di questo investimento bisogna pensare una cifra che, se fosse solo di edilizia residenziale, consentirebbe la costruzione di 160mila vani, come dire una città di più di 200 mila abitanti. A questa cifra, già impressionante, si devono aggiungere gli investimenti indotti. Tra le preoccupazioni di chi sinterroga sulluso successivo delle costruzioni e vede il pericolo di uno tsunami urbanistico e ambientale se ne aggiunge unaltra: questo gigantesco investimento lascerà sul territorio un giacimento dimprenditorialità, di professionalità e di cultura proporzionato alla sua mole? Tutto dipende da come saranno gestiti questi soldi. Lamministrazione non può venir meno allimpegno di far crescere la realtà locale e di crescere essa stessa. Dove sono le risorse pubbliche per progettare, dirigere e collaudare tutte queste opere? La tentazione sarà di passare la mano ai privati ma le recenti esperienze che hanno portato al progetto Citylife sullarea della Fiera non sono un buon viatico. Linteresse collettivo non è appaltabile. Tra le molte commissioni, una che si occupi di valorizzare in modo permanente questo investimento forse non cè. Se ci fosse, tra le tante considerazioni su cui dovrebbe riflettere ve nè una importante: più è lunga la catena tra committente e manovale di cantiere più ci sono morti bianche e dequalificazione produttiva del territorio.
MILANO - cosa resterà dei miliardi dell'Expò
La politica del governo ha impedito la crescita naturale del settore, lasciando i grandi aziende a finanziarizzarsi e i piccoli a non poter crescere. La innovazione non è più un tema importante in questo settore oligopolistico. I progettisti, soprattutto le nuove generazioni, non possono crescere. L'Expo prevede un investimento di 3,2 milioni di opere infrastrutturali, equivalente a costruire una città di 200 mila abitanti. Ciò potrebbe portare a uno tsunami urbanistico e ambientale. La gestione di questi soldi è fondamentale per evitare la perdita di competenze e cultura locale.
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