Dieci anni di tentativi per vendere i gioielli di famiglia: il primo esperimento di cessione del patrimonio dello Stato risale, infatti, al '93, con la nascita di Immobiliare Italia. L'operazione non fruttò una lira e costrinse la holding a chiudere i battenti dopo tre anni. Ma l'idea è rimasta ed è stata tradotta, nel tempo, in un coacervo di norme. La prima è la Finanziaria '99, che ha affidato al Tesoro il compito di conferire i beni a Spa costituite appositamente. Nel '99 vede la luce anche il Testo unico dei beni culturali (Dlgs 4901999), che sul tema dell'inalienabilità degli immobili demaniali (materia regolata dal codice civile) fotografa lo stato dell'arte. A disciplinare la vendita di immobili di interesse storico è, però, un regolamento di fine Duemila (il Dpr 283), che realizza il principio di "tutela attiva": alcuni beni sono assolutamente inalienabili, altri invece possono essere venduti a particolari condizioni e con il permesso delle soprintendenze. Il primo atto di vendita. Ancora prima dell'uscita del Dpr 283, però, un decreto emanato dal Tesoro nell'aprile Duemila individua 119 beni da vendere, tra i quali alcuni immobili di interesse storico e artistico, a cominciare dal complesso sportivo del Foro Italico a Roma. Ma dopo soli tre mesi il procedimento viene bloccato dal ministero dei Beni culturali. Lo stop coincide con la fine della legislatura e il testimone delle dismissioni passa di mano. La cartolarizzazione. A fine 2001 si sceglie la strada della cartolarizzazione e cioè il trasferimento del patrimonio pubblico a società veicolo, le Scip, incaricate della vendita e che finanziano l'acquisto con l'emissione di titoli obbligazionari (legge 4102001). Il passaggio dei beni, che fa scattare automaticamente l'alienabilità, lascia poche tutele per quelli vincolati. Tanto che le prime due tranche di dismissione, limitate al patrimonio degli enti previdenziali, contavano edifici di pregio culturale, come Palazzo Correr a Venezia. La Patrimonio Spa. Il problema di una cessione indiscriminata del patrimonio artistico viene arginato con la nascita della Patrimonio Spa, controllata dal Tesoro, istituita nella primavera del 2002 per valorizzare, gestire e alienare gli immobili del demanio e del patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato (legge 1122002). A dicembre 2002 una delibera Cipe precisa che il trasferimento degli immobili d'interesse storico-artistico non modifica in alcun modo i vincoli apposti e il regime giuridico. In ogni caso per l'alienazione è necessaria l'autorizzazione del ministero dei Beni culturali. Trasferimenti al via. Sono 39 i primi beni che passano alla Patrimonio Spa, ripescati dalla "vecchia" lista dei 119 messi in vendita nel Duemila. Un decreto di fine settembre scorso segna l'avvio della fase operativa della società. Perché il sistema vada a regime manca, però, il censimento del patrimonio immobiliare dello Stato.
Da Immobiliarie Italia a Patrimonio Spa
Nel 1993, è nata Immobiliare Italia, la prima holding per la vendita del patrimonio dello Stato. L'idea è stata ripresa nel 1999 con la Finanziaria e il Testo unico dei beni culturali. Nel 2000, il Tesoro ha individuato 119 beni da vendere, tra cui immobili di interesse storico e artistico. Tuttavia, il procedimento è stato bloccato dal ministero dei Beni culturali. Nel 2001, si è scelto di cartolarizzare il patrimonio pubblico e di trasferirlo a società veicoli, le Scip, incaricate della vendita. La Patrimonio Spa è stata istituita nel 2002 per valorizzare e alienare gli immobili del demanio e del patrimonio disponibile dello Stato.
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