Se le richieste arriveranno tutte insieme, per le soprintendenze saranno dolori. Difficile valutare nel giro di 120 giorni, con la minaccia del silenzio assenso sul capo, se un immobile statale ha o meno interesse artistico. Scaduto quel termine, infatti, viene comunque dichiarata la mancanza di pregio del bene, che finisce per essere potenzialmente alienabile. Le procedure di vendita. Prima ancora che una simile preoccupazione si traduca in realtà, è però necessario capire in quale modo si arriverà a vendere il patrimonio pubblico. Dieci anni di fallimenti impongono prudenza . Al momento ci sono le regole dettate dal decretone di accompagnamento alla Finanziaria, diventato la legge 32603. Ma perché quelle regole siano applicabili, è necessario che il ministero dei Beni culturali emani, di concerto con il Demanio, un decreto con i criteri per valutare gli immobili. Sul provvedimento manca solo la firma del ministro Giuliano Urbani. Non è detto, però, che il cerchio si chiuda in tempi brevi. A via del Collegio romano sono, infatti, impegnati sul Codice dei beni culturali, ora all'esame del Parlamento. Anche nel Codice sono inserite disposizioni per la vendita del patrimonio pubblico di interesse storico. Si tratta, però, di regole diverse da quelle del decretone. Non c'è, per esempio, alcun riferimento al silenzio assenso. Il ministero confida di avere il Codice entro gennaio. A quel punto il decretone che ai Beni culturali non piace potrebbe diventare superfluo. Resterebbe, però, la necessità di stilare gli elenchi degli immobili e di sottoporli alle soprintendenze. Ma senza l'assillo del silenzio assenso. In soprintendenza. Al momento, però, quel vincolo c'è. E preoccupa i soprintendenti. Mario Augusto Lolli Ghetti, soprintendente regionale della Toscana, una delle Regioni più ricche di beni culturali, racconta che «quando abbiamo effettuato la verifica su 275 beni della Regione elencati nel decreto del Demanio del 19 luglio 2002, abbiamo rilevato che solo 127 erano privi di interesse storico-artistico. Dei restanti, solo dieci erano già vincolati. Questo dà un'idea della situazione. E comunque, allora abbiamo impiegato ben più di 120 giorni». L'apprensione è mitigata da due fattori. «Anzitutto prosegue Lolli Ghetti si aspettano i criteri di valutazione, che ci auguriamo siano studiati in modo da agevolare al massimo il lavoro. Anche se, in caso fosse necessario un sopralluogo, i tempi si dilaterebbero comunque. Poi confidiamo nel fatto che il Demanio non ha pronti un gran numero di immobili censiti cos'i dettagliatamente. Infine, la norma, parlando di un elenco che verrebbe stilato in sede di prima attuazione, sembra presupporre che quando ci saranno altri immobili demaniali pronti per un altro elenco, occorrerà una nuova disposizione». Ma c'è chi sta peggio: «Gli organici della Lombardia spiega il soprintendente regionale Carla Di Francesco hanno pochissimo personale tecnico. La preoccupazione per i 120 giorni è, dunque, molto forte. Qualsiasi verifica in più rompe un equilibrio di lavoro precario. Comunque, ce la metteremo mila». Il soprintendente fa un esempjo che la dice lunga: il settore dei beni architettonici ha ogni anno 45mila pratiche di tutela paesaggistica e monumentale, suddivise su 14 architetti. «Se ci aggiungiamo anche i beni demaniali, la situazione diventa ingestibile. In novembre conclude il soprintendente ci hanno chiesto di effettuare le verifiche su una ventina di beni del demanio militare. Ancora non le abbiamo completate». C'è chi, però, è più ottimista. Come Luciano Marchetti, soprintendente regionale dell'Umbria: «Certo, avrei preferito un termine più largo. Per esempio, sei mesi, Prevedere un'ondata di richieste di valutazione è, tuttavia, difficile. Non credo arriveranno tutte insieme, anche perché gli uffici del Demanio hanno problemi organizzativi simili ai nostri». Paolo Scarpellini, soprintendente regionale della Sardegna, è dello stesso avviso. «Ci si coordinerà afferma con gli uffici del Demanio. Noi, per esempio, abbiamo già avviato un censimento, che perfezioneremo una volta disponibile il decreto con i requisiti di valutazione. Certo, se le richieste dovessero arrivare tutte insieme, evaderle in 120 giorni sarà complicato». Il meno preoccupato è Salvatore Abita, soprintendente per il patrimonio storico e artistico per la Puglia. «Non vedo, soprattutto per quanto riguarda il tipo di beni di nostro interesse, che sono in buona parte di proprietà della Chiesa, una corsa alla vendita».