LA TORRE di Libeskind si raddrizza un po. Una piccola modifica progettuale del più contestato dei tre grattacieli da innalzare sulle rovine della Fiera è stata annunciata ieri, a sorpresa, proprio nel giorno della demolizione del padiglione 20. «Abbiamo avviato uno studio per una piccolavariazione sul progetto», spiega Marco Lanata, responsabile del progetto per Citylife, il gruppo che realizzerà lintervento di riqualificazione, aggiungendo che la torre «potrebbe essere lievemente alzata e rettificata in termini di sagoma» anche se «la torre è uno degli elementi iconici di Citylife e quindi non cè nessuna previsione di modifica sostanziale». Potrebbe sembrare una risposta alle critiche al grattacielo storto mosse, in queste settimane, dapiù parti, da Adriano Celentano a Silvio Berlusconi in campagna elettorale. Lanata però precisa che la correzione di rotta è stata decisa «indipendentemente dalle polemiche politiche, alle quali non intendiamo rispondere». Nello spiraglio aperto dagli imprenditori - che prevedono anche un hotel in cima al grattacielo, da destinare così a una funzione mista terziario-alberghiera - non pare volersi infilare Letizia Moratti. In visita ieri pomeriggio alla Triennale, il sindaco taglia corto: le decisioni da prendere sul progetto, dice, «saranno rispettose di quanto già deciso, altri cambiamenti sarebbero impossibili dal punto di vista del diritto». Del resto, «è un progetto della giunta Albertini, ci sono dei doveri da rispettare». Parole che esasperano ancor più, se possibile, lo scontro con Vittorio Sgarbi, al quale ha appena ritirato la delega da assessore. «Proprio non capisce - tuona il critico - non sono più solo i comitati e Sgarbi, gli imprenditori e gli architetti italiani a non volere quellobbrobrio: è il presidente del consiglio che ne ha fatto un punto donore. Lo ha detto pubblicamente e me lo ha ripetuto quattro volte». A Sgarbi ha scritto Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia: «La politica favorisce gli architetti stranieri a danno di quelli italiani». Riacquista speranza il fronte del no al palazzo. Giuseppe Boatti, docente al Politecnico, la voce più autorevole dei contrari, non dà granpeso alle modifiche annunciate dal gruppo imprenditoriale: «Evidentemente è solo un problema di difficoltà costruttiva. Dal punto di vista urbanistico e del rapporto con il quartiere è del tutto irrilevante». Per il futuro, però, nutre «qualche speranza: abbiamo avuto, in questi giorni, molti contatti avari livelli con politici e rappresentanti della giunta. E confido che il giudizio di Berlusconi possa sortire qualche effetto». Larichiesta principale di Boatti è una: spostare gli edifici nella metà a nord dellarea per realizzare il parco a sud, dove abita la gente del quartiere, che in questo modo avrebbe un impatto decisamente più sopportabile con le nuove realizzazioni». Anche larchitetto Stefano Boeri, pur cauto sul ritocco - «non si può dir nulla se non si vede il disegno» - si aspetta che Libeskind riveda le sue posizioni: «Lha già fatto a NewYork per il World Trade Center, firmando un progetto diversissimo dalloriginale. Di solito un architetto non si lascia raddrizzare le torri. Ma lui potrebbe mostrarsi disponibile». E dire che lunico vero vincolo che Citylife ha nei confronti del Comune e della fondazione Fiera è la "servitù qualitativa", cioè il rispetto del progetto originario. Lo sa bene Carlo Masseroli, assessore allo Sviluppo del territorio. Che vede «positivamente» le parziali aperture degli imprenditori ma avverte: «Noi abbiamo fatto ditutto perrendere ilprogetto più coerente allo sviluppo della città. Prima non era prevista la metropolitana e il parco era la metà». Abbiamo già dato, insomma, è cè poco da sognare. E Berlusconi? «La sua posizione, autorevolissima, va messa a paragone con un processo amministrativo già avanzato. Se poi gli operatori vogliono proporre modifiche, non vedo il problemi averificarle».