La tentazione sarebbe quella di dire chi è causa del suo mal pianga sé stesso, ma l' ex assessore alla Cultura Salvatore Carrubba preferisce non infierire sul licenziamento di Vittorio Sgarbi. «Una volta disse che i nostri due assessorati erano stati uno illuminista e l' altro barocco. La differenza tra noi due sta proprio in queste parole, ma non voglio comunque giudicarlo oggi. Non sarebbe di buon gusto». Un anno fa, però, proprio lei disse all' epoca dello scandalo per la mostra Vade Retro che Sgarbi se l' era cercata. «è vero, ma questo fa parte di come è fatto Sgarbi. Oggi preferisco ricordare che mi ha fatto piacere quando ha riconosciuto che Milano in fatto di cultura non è mai stata all' anno zero negli ultimi dieci anni. Sono perfettamente d' accordo con lui. Questo per la verità grazie alla vitalità di Milano più che dei suoi assessori». Non trova che Sgarbi abbia ecceduto troppo nelle provocazioni? «Anche a prescindere dal caso Sgarbi, credo che le provocazioni in un settore come la cultura paghino molto relativamente. Perché i cittadini si aspettano dalla politica e dalle amministrazioni la possibilità di avere un' offerta più ampia e completa di musei decenti piuttosto che provocazioni». Domanda d' obbligo: per caso è stato contattato come suo successore? «Non mi faccia nemmeno la domanda. In ogni caso non credo proprio che oggi penserebbero a me come assessore alla Cultura». Come vede il futuro culturale di Milano? «C' è bisogno di valorizzare il suo patrimonio, che deve diventare una risorsa in vista dell' Expo 2015. Bisogna che la vitalità culturale di Milano che già esiste diventi conosciuta in tutto il mondo. Milano deve rilanciare la sua vocazione internazionale. Ha davanti un' occasione storica dopo il crollo del modello Veltroni a Roma». Perché? «Quel modello non era così vincente come sembrava. Sgarbi in questi anni ha fatto bene a vivacizzare questo patrimonio, ma ora il modello Milano va fatto conoscere in tutto il mondo». Quale tipo di assessore alla Cultura avrebbe bisogno questa città? «Di qualcuno che esprima una sintesi tra l' esigenza di andare al sodo e di presentare Milano e il suo straordinario patrimonio al mondo puntando sull' arredo urbano e sui musei. Questa città è ricca di bellezza, sono i milanesi che dovrebbero essere più orgogliosi di questi valori. Questa bellezza va inserita in un quadro che non può essere quello anche dei graffiti e dei musei semi chiusi» Come? «A mio parere le iniziative culturali dovrebbero essere in minima parte gestire dal pubblico, che dovrebbe limitarsi a fare da coordinatore». E con i grattacieli come la mettiamo? «Milano non può avere paura dei grattacieli, a prescindere che piacciano o no. Non è Assisi e San Giminiano. Sarebbe un rifiuto alla modernità»