«Sgarbi? è l' ultimo dei dadaisti. Cacciarlo dalla giunta è stata una scelta improvvida». Gabriele Mazzotta - presidente dell' omonima Fondazione, sede di importanti mostre, della casa editrice specializzata in arte e dell' Accademia di Brera - è amico di Vittorio Sgarbi da trent' anni. Vi siete sentiti dopo il benservito del sindaco Moratti? «Sì, è chiaro che ci siamo sentiti». E come l' ha trovato? «Non è certo il tipo che si lascia deprimere da questo tipo di situazioni. Andrà a Roma, lo chiamano al governo. è Milano che ci perde». Perché? «Ha fatto ottime cose, con i pochissimi fondi a disposizione e lo scarsissimo, anche se motivato, numero di collaboratori. Comunque ha fatto miracoli e verrà rimpianto». La cosa più importante realizzata da Sgarbi alla Cultura? «La mostra su Kandinsky». Troppi scontri e malumori fra lui e il resto della giunta, però. «Sgarbi è così, è un provocatore, un dadaista, un surrealista. E se si vuole averlo in squadra, bisogna accettarlo com' è, col suo carattere, con le sue intemperanze. è un artista, e gli artisti sono persone intelligenti, non certo degli stupidi, bisogna saperli capire». Gli vengono rinfacciati errori, mostre di cattivo gusto, come quella dell' estate scorsa intitolata "Vade retro" su arte e omosessualità. «Il problema di "Vade retro" non era il tema, ma il contenuto: opere francamente orrende. Ma può succedere. Sgarbi è uno che a volte parte per la tangente. Ma a tutti può capitare un incidente di percorso». Il tema dell' arte gay gli sta costando caro anche in quest' ultimo scontro con il sindaco. «Non fatemi parlare. Non capisco questi atteggiamenti, queste chiusure. Sgarbi ha fatto grandi cose per questa città che non ama l' arte, che sull' arte investe meno di Roma, Torino, Genova, persino di Napoli». Gli vengono rimproverati anche gli insulti in televisione. «Che assurdità. Sgarbi non è un cialtrone, aveva perfettamente ragione a esprimersi in quel modo e a mandare al diavolo Santoro. Se poi l' uomo si esprime in un certo modo, quello fa parte del personaggio. Non si può chiedergli di diventare un altro, come non si può chiedere a me di andare a messa». Insomma, secondo lei qual è il motivo vero di questo licenziamento? «La giunta ne aveva piene le scatole di un fantasista che rompeva le uova nel paniere, che esprimeva il suo libero pensiero quando riteneva giusto farlo, come nel caso del teatro Lirico o delle iscrizioni dei bambini stranieri alle scuole materne». E adesso? «Ne troveranno un altro. Nessuno è insostituibile. Ho sentito parlare di Daverio, ma potrei escludere che accetti, anche considerando che un assessore guadagna 2.300 euro al mese, quanti Philippe ne prende per una trasmissione. Dovranno cercare altrove, i nomi non mancano. Ma questa città davvero non crede, non punta sull' arte».
MILANO - Mazzotta: 'Ha fatto miracoli non dovevano cacciarlo'
Il presidente della Fondazione Sgarbi, Gabriele Mazzotta, è stato licenziato dalla giunta di Milano. Mazzotta è amico di Vittorio Sgarbi, l'ultimo dei dadaisti, che è stato criticato per le sue opere e per le sue dichiarazioni in televisione. Sgarbi è stato accusato di aver fatto mostre di cattivo gusto e di aver espresso opinioni considerate offensivo. La giunta ha deciso di licenziarlo, ma Mazzotta sostiene che Sgarbi è un artista intelligente e che le sue intemperanze sono parte del suo personaggio. Mazzotta sostiene che Sgarbi ha fatto grandi cose per la città di Milano e che il licenziamento è una scelta improvvida.
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