MILANO - Quarantanni di storia milanese vanno giù in uno sbuffo di fumo. Sono le 10,08, quando la tonnellata abbondante di esplosivo fa il suo dovere. Pochi secondi dopo, il padiglione numero venti, il Palazzo Meccanica della ex Fiera di Milano, non esiste più. Il mastodonte di calcestruzzo è abbattuto. Le sirene che avrebbero dovuto annunciare levento in realtà non si sentono (colpa del vento, spiegano gli organizzatori). Il crollo è improvviso, preceduto solo da un sibilo che diventa frastuono. Poi, lenorme fungo di polvere che sale e avvolge tutto. Le case più vicine sono a duecento metri, il vecchio Vigorelli a non più di settanta, il Duomo a un paio di chilometri. «La Madonnina ha vegliato su di noi», dice alla fine Guido Zappa, direttore Marketing della General Smontaggi, lazienda che ha curato le operazioni. La più grande demolizione dItalia. In ambito urbano, dEuropa. Nelle metropoli americane scene simili sono invece consuetudine. Duecentotrentamila metri cubi sgretolati in pochi attimi. Implosi su se stessi, collassati in pochi secondi. Mille chili di esplosivo gelatina - nitroglicerina al 9o -, applicati in 500 diversi fori e suddivisi in cartucce da 38 millimetri. Polverizzato - è il caso di dirlo - il precedente record del 1986, quando a crollare furono i «soli» 150 metri cubi della ex centrale Enel di Palermo. Altri esempi. Punta Perotti. Anche lì una tonnellata di esplosivo. Frazionata però in tre diverse scariche. O, ancora, lecomostro di San Giuliano Milanese, abbattuto poche settimane fa: sessantamila metri cubi e «solo» 230 kg di microcariche. Con labbattimento del padiglione numero 20 (sul cui tetto atterravano gli elicotteri) le superfici già rase al suo dellex Fiera sono ormai il 90. Dalle macerie (un ammasso alto 8 metri) nascerà nel 2014 CityLife. Il nuovo quartiere con edilizia residenziale (3500 nuovi abitanti), uffici, un parco (il Central Park di Milano, laveva battezzato ai tempi lex sindaco Gabriele Albertini), il museo di arte contemporanea, una fermata del metrò. Ma soprattutto con i tre grattacieli (firmati Libeskind, Isozaki, Hadid), a cui ha mosso guerra Silvio Berlusconi. La torre dellarchitetto americano Daniel Libeskind sarà però un po meno «sbilenca». Un po più alta e soprattutto un po più dritta. Nessuno stravolgimento del progetto, assicurano da CityLife. «Una lieve modifica nella sagoma del grattacielo è allo studio», ammette Marco Lanata, direttore generale della società. Prudenza confermata dal sindaco Letizia Motatti: «un progetto della giunta Albertini di cinque anni fa. Ci sono dei doveri da rispettare. Cambiamenti radicali sarebbero impossibili dal punto di vista del diritto». Del resto, la variante urbanistica del piano integrato di intervento di CityLife non è stata ancora approvata dal Comune (lo sarà a fine settimana) e per lavvio della fase esecutiva potrebbero passare mesi. Altra novità: nella futura torre ci saranno anche strutture alberghiere e residenziali. Non solo uffici, dunque, come da previsioni originarie. Lo studio progettuale - sottolineano i portavoce della cordata di immobiliaristi - è stato avviato indipendentemente dalle opinioni espresse dai politici, fra cui Berlusconi. Più semplicemente: «Il progetto sta passando dalla fase di massima a quella esecutiva». Anche Milano dal suo piccolo ground zero vedrà in ogni caso spuntare i grattacieli, Più o meno curvi, si vedrà.