Il documento-denuncia, redatto dallIstituto Nazionale di Architettura e da diverse associazioni civiche napoletane, sullo stato di degrado in cui è relegato un centro storico come quello di Napoli, senza politiche attive, programmi e progetti validi di trasformazione e conservazione, è tuttaltro che una boutade da intellettuali salottieri, ma un invito preoccupato e consapevole cui fornire una risposta non ambigua e in tempi brevi. Nella sede dellUnesco a Parigi, però, più che allarmati si saranno meravigliati: chi ottiene il difficile inserimento nellelenco del Patrimonio Mondiale dellUmanità non ne abbandona il destino al caso, ma ne fa vanto e motivo di interesse prioritario, volano di sviluppo e di turismo, dispone azioni scaltre per ottenere finanziamenti e chiede tempi rapidi per spenderli con progetti sensati. Il centro storico di Napoli è stato rimosso dallagenda politica, come ha scritto Pasquale Belfiore su queste colonne, e alle sostanziali questioni urbanistiche si sono sostituite quelle più comode e oleografiche: reportage ripetitivi su presepi e pastori, finti artigiani, finta buona cucina tipica, finti arredi urbani in finta pietra vesuviana, finte finestre in legno, finte aree pedonalizzate, finti programmi di recupero, spesso troppo epidermici a fronte dei consistenti finanziamenti messi in campo. Questi scenari di cartapesta, che, chissà perché, convincono lassessore Laudadio, probabilmente preoccuperanno il presidente dellUnesco, ma certamente stanno spaventando i cittadini, quelli che le questioni irrisolte le saggiano ogni giorno, perdendo fiducia nelle istituzioni e guardando di traverso quei pochi, puntuali progetti che vengono comunque portati avanti. E così, tanto per dirne una, i lavori per la nuova stazione della metropolitana nella piazza di Santa Maria degli Angeli, una trasformazione che sta avvenendo in pieno centro storico, hanno lasciato nello sconcerto cittadini, intellettuali e tecnici, uniti, questa volta, dal comune sentire di chi si vede espropriato di un bene pubblico e ai quali non importa che si realizzerà uninfrastruttura fondamentale e nemmeno che lattuale piazza è in realtà un ricettacolo di cacche di cani, poco frequentata e poco apprezzata dagli stessi abitanti. Essi, forse, non credono più che un centro storico sia in grado di rinnovarsi o non credono che chi è delegato a mettervi le mani sia in grado di rinnovarlo. E così non si discute del progetto dellarchitetto Siola, di come e se migliorarlo, ma di otto pini che, inevitabilmente, dovevano essere tagliati. Il ben più complesso problema del rapporto che la nuova stazione avrà con lintorno, con la viabilità, con eventuali aree pedonali e con i servizi collaterali che potrebbero nascere nellarea, viene demandato ad altri, al caso, al mercato. Da vice-presidente della sezione campana dellIstituto Nazionale di Architettura, posso dire a Guido Donatone, il quale su questo giornale ha invitato lIstituto a un confronto sui tanti progetti che stanno interessando il centro storico (a cominciare proprio dalle stazioni della metropolitana), che per le prossime settimane è stato già fissato un incontro pubblico che metterà allo stesso tavolo intellettuali e politici, tecnici e cittadini, innovatori e conservatori. Sarà unoccasione per mediare tra posizioni inevitabilmente diverse, con lobiettivo di suggerire, almeno per la parte che ci compete, a quale città lavorare in un futuro non troppo lontano e senza la paura di rompere fragili incantesimi o riconoscimenti che questa città non capisce e, forse, non merita.