Il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani si dice «esterrefatto» dal montare delle polemiche. «Certi toni sono leggermente intimidatori. Sono allibito. Due anni fa ho chiesto la delega per il riordino della Biennale, da allora è iniziato un iter parlamentare svoltosi nelle Commissioni Cultura». Nel centrosinistra c' è chi parla di una vendetta di Urbani. «Ma quale vendetta? Io ho seguito la legge». Perché ha mandato una nota giovedì al presidente della Biennale Bernabè invitandolo a soprassedere sul consiglio di amministrazione? «Primo: l' ho mandata solo su richiesta di Bernabè stesso, che si rende conto di non poter prendere decisioni con un consiglio che potrebbe essere sostituito l' indomani. Secondo: è lui che proprio dopo il mio richiesto telegramma ha annullato la riunione, non io». Nelle commissioni Cultura avete litigato? «No, c' è stata quasi sempre l' unanimità, se non qualche dialettica sul ruolo che avranno i privati» Dica la verità: è vero che lei non vuole de Hadeln? «Ho avuto cordialissimi incontri con lui, mai un dissapore. Solo che il mio referente non è lui, come non è nessuno dei direttori di sezione, io parlo solo con Bernabè. So che il direttore della Mostra mi ha chiesto di vederlo, ma non è mio compito, sui responsabili di sezione non metto becco». Come giudica gli ultimi due anni al Lido? «Sono grato alla gestione Bernabè-de Hadeln di aver reinverdito l' immagine della Mostra, tanto che ho chiesto un progetto di rilancio». Che lei sostiene. «Credo che ci sia un gran bisogno, di tornare alla grande tradizione. Ma anche in questo caso non è de Hadeln l' interlocutore». Le ultime Mostre dirette da de Hadeln sono state ricche, di successo. «Se parla del concorso è vero, è stato molto positivo, ma io intendo anche quello che ci sta intorno, gli eventi, le presenze internazionali, le esibizioni, personaggi, autori». Insomma grandi sorprese per il 2004? «Speriamo. Voglio puntare più in alto di una buona annata. La gran scommessa è quella di far tornare un mercato di cinema al Lido». Senza sale dove proiettare i film, sembra improbabile. «Certo, e non sono lavori che si possono fare in pochi mesi, ci vuole un progetto e di questo parlerei volentieri, perché mi sembra la persona più adatta, col sindaco Costa, vice presidente della Biennale». E ci vogliono molti soldi. «Li abbiamo promessi». Il progetto preparato da de Hadeln-Bernabè non ha avuto una sua risposta. «Insisto, ne dovrò rispondere, ma solo a Bernabè». Vorrebbe una Mostra con persone cambiate? «Sarà il nuovo consiglio a decidere. Certo che un riordino prevede anche gente nuova, tutto è in evoluzione, vorrei che le decisioni e le scelte potessero essere ampliate. Rimane fisso il fatto che lavoriamo per il cinema e la sua gente». Le novità di questa riforma? «Aprire ai privati e non accontentarsi delle situazioni asfittiche di un ente che soffre ancora di lentezze burocratiche».