Il Tar della Liguria ha bloccato la costruzione di un ecomostro nel Parco nazionale delle Cinque Terre tra Corniglia e Manaxola e ha inferto una battuta d'arresto all'ecologismo cementificatore targato PD. I giudici hanno accolto il ricorso dell'associazione Verdi, Ambiente e società presentato dall'avvocato Daniele Granara che, in concorso con Italia Nostra e un privato, (la tempo si opponeva al progetto. Il quale prevedeva la realizzazione in riva al mare di 50 unità abitative su una superficie di 1250 metri per una capienza di 150 ospiti. Il progetto aveva ottenuto il sì della Regione Liguria, della Provincia della Spezia, del Comune di Riomaggiore, di Vernazza e del Parco, enti amministrati dal PD e sostenuta dall'ala radicale dello schieramento. Le amministrazioni, Parco Nazionale in testa, fa notare la sentenza del Tar, hanno promosso il recupero paesistico-ambientale con lo scopo di riqualificare un villaggio prefabbricato, ora abbandonato, costruito negli anni '60. In realtà più che una riqualificazione si sarebbe trattato di una mera operazione immobiliare di 8 milioni di curo, con l'edificazione di un mega residence che avrebbe stravolto il territorio. I giudici, poi, hanno fatto notare che non essendo mai stati condonati i volumi precedenti, non era possibile sanare con una nuova costruzione ciò che resta un abuso edilizio. Granara è molto soddisfatto e ringrazia Libero per aver denunciato a suo tempo il rischio di cementificazione, facendo scoppiare il caso a livello nazionale: «Era impossibile che la magistratura accettasse il principio secondo cui si risana un abuso con un altro abuso."
LA SPEZIA. Fermato l'ecomostro delle Cinque Terre
Il Tar della Liguria ha bloccato la costruzione di un ecomostro nel Parco nazionale delle Cinque Terre tra Corniglia e Manaxola. L'associazione Verdi, Ambiente e società ha presentato un ricorso contro il progetto, che prevedeva la realizzazione di 50 unità abitative su 1250 metri. I giudici hanno accolto il ricorso e hanno fatto notare che il progetto non era una riqualificazione paesistico-ambientale, ma un'operazione immobiliare di 8 milioni di euro. La sentenza ha anche affermato che non era possibile sanare un abuso edilizio con un altro abuso.
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