Aperitivi, cene e musica nei templi dell'arte. "C'è chi si scandalizza, ma così paghiamo i custodi" Trendy e giovane. La pinacoteca cambia pelle. Il cocktail invece dell'audioguida, il popolo della notte invece della comitiva di giapponesi. Divertirsi nei luoghi dell'arte è diventata una tendenza anche italiana. Se un tempo per coinvolgimento del visitatore si intendeva il trasporto davanti a un quadro o al massimo la sindrome di Stendhal, oggi, calate le tenebre, ci pensa il deejay. I musei sono un luogo molto più aperto di una volta, non più soltanto uno spazio espositivo, né tanto meno un tempio della cultura, fondamentale, ma anche inaccessibile a molti. Eventi, feste, ristoranti, aperitivi a tema, bistrot, musica: gli spazi dell'arte scelgono di contaminarsi per allargare il proprio pubblico, sperando nel dialogo con i fantomatici «giovani». La moda è già molto diffusa all'estero: agli inizi degli Anni Novanta fu il Centre Pompidou di Parigi il primo a proporre un'apertura verso la città, diventando un luogo da frequentare anche a prescindere dalla sua splendida collezione. Il Moma di New York, la Hamburger Banhof di Berlino, la Tate Modern Gallerv di Londra sono stati ripensati completamente. L'Italia non è terra di avanguardie museali, ma qualcosa si muove. La Triennale della Bovisa si è inventata l'«Havana Hora», ovvero l'apertura degli spazi fino alle undici e mezza di sera: non solo le opere della collezione, ma anche e soprattutto ristorante, bistrot, musica e cocktail. Il tutto è possibile grazie a uno sponsor. «Un terzo dei nostri visitatori viene dopo cena - spiega Davide Rampello, direttore della Triennale - così diventiamo un punto riconoscibile per la città. Sposare arte e divertimento è una necessità, siamo un'istituzione culturale e abbiamo il dovere di andare incontro alle persone. Noi proponiamo qualità sia nelle opere sia nel resto, un'ottima burrata vale il lavoro di un artista». Il rapporto con i privati consente di andare oltre le ristrettezze economiche, «non c'è niente di cui scandalizzarsi, lo sponsor paga gli straordinari ai custodi, è un modo intelligente di fare cultura». Tutti felici insomma: «Sta emergendo un'arte che non ha paura di coinvolgere, di divertire, di trasformarsi in evento di intrattenimento, non è più quella paludata, solo per pochi» sottolinea Andrea Fedeli, direttore Havana Club Italia. Un concetto molto allargato di museo è anche quello del Mambo di Bologna, dove spettacoli di danza contemporanea e concerti di musica elettronica sono all'ordine del giorno. A Napoli, invece, vanno fortissimi gli aperitivi del Madre. La rivoluzione museale sarà definitiva a Milano nel 2011 con il Mac di Libeskind: un progetto avveniristico con sauna, terme, bar, negozi e pochi spazi espositivi. L'arte era il fine, è diventata il mezzo e presto sarà semplicemente il pretesto. Beniamino Sai-bene, dell'associazione Esterni, che a Milano organizza il Fuorisalone del design e il festival Audiovisiva, quest'anno dal 22 al 25 maggio, puntualizza: «Il museo per sua natura è un luogo di conoscenza e incontro. Possiamo inventarci un'esca, ed è quello che facciamo noi al Film Festival di Milano, apertivo, concerto davanti a un teatro e poi le proiezioni all'interno, ma il pubblico deve essere cosciente e rispettare il luogo dove consuma arte. In Italia si muove qualcosa, ma siamo ancora dieci scalini sotto rispetto alle esperienze più consolidate come il Beaubourg di Parigi e il Moma di New York». Non tutti si adeguano. Il Museion di Bolzano, che fra due settimane riaprirà i battenti, ha innovato il linguaggio con progetti molto innovativi, ma non fino al punto di considerare l'arte un pretesto per dire altro: «Abbiamo vetrate multimediali, un'interazione continua con il nostro territorio, ma c'è un limite oltre al quale il museo non è più un museo», spiega Simonetta Nardini delle relazioni esterne. Per alcuni la trasformazione è una bestemmia. «Queste operazioni sono forzature strumentali, una vera prostituzione delle istituzioni culturali», accusa Adriano La Regina, archeologo e storico soprintendente di Roma. Gli eventi e le feste lo mandano su tutte le furie: «Siamo circondati da cose di pessimo gusto, passeggiare in galleria e sentire la puzza di pesce dei banchetti aziendali è inaccettabile». All'estero Da New York a Parigi il party è in galleria New York- Moma Alle lezioni interattive sull'arte contemporanea nelle sale del museo, il clima è assolutamente informale, la gente siede per terra e porta il pranzo da casa. Parigi - Centre Pompidou Concepito come museo aperto alla città, un vero e proprio monumento di Parigi. Le opere d'arte sono esposte in un contesto aperto. Ristoranti, una ricchissima biblioteca, il lounge bar lo rendono un luogo di aggregazione. NewYork- Metropolitan Qui avvengono le feste più trendy della Grande Mela. Giorgio Armani, George Clooney e Julia Roberts lo scelgono come scenario dei loro party.
Al museo è l'ora della movida
I musei italiani stanno cambiando, diventando luoghi di divertimento e cultura. Gli spazi dell'arte si stanno contaminando con eventi, feste, ristoranti e musica. La Triennale della Bovisa a Milano ha aperto gli spazi fino alle undici e mezza di sera, offrendo ristoranti, bistrot e musica. Il Moma di New York e il Centre Pompidou di Parigi sono stati ripensati completamente, diventando luoghi da frequentare anche a prescindere dalla loro collezione. L'Italia non è terra di avanguardie museali, ma qualcosa si muove. Alcuni musei, come il Museion di Bolzano, stanno innovando con progetti multimediali e interazione con il territorio.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo