Milano. L'assessore «licenziato» considera uno scippo il ritiro delle deleghe Sfrattato dal sindaco, adesso è lui a minacciare di sfratto il primo cittadino, in attesa che Berlusconi e il neo ministro Bondi «difendano la mia libertà» e si facciano carico di ricollocarlo. Il giorno dopo il licenziamento per «mancanza di rispetto nei confronti della Giunta e dei milanesi», la polemica Moratti-Sgarbi non si placa. Ieri la Giunta si è riunita con una sedia vuota, senza alcun rimpianto. «Moratti ha fatto bene», ha spiegato l'assessore ai giovani e allo sport, Giovanni Terzi. Archiviata dunque ogni ipotesi di permanenza a Milano («impossibile, ormai si è rotta la fiducia», ha sentenziato il sindaco), Vittorio Sgarbi lancia la sua sfida alla Moratti. «Ritornerò a Milano per le prossime elezioni a sindaco perchè considero il ritiro delle mie deleghe uno scippo dei miei voti. Quindi confido che Moratti non farà il sindaco per il secondo mandato. Milano, infatti, è per me un'ipotesi politica che ha già avuto un buon esito quando nel 2006 ritirai la mia candidatura a favore della Moratti e grazie a questo ha vinto. Per questo presenterò una mia lista già alle provinciali 2009». Per tutto ieri, insomma, l'ex assessore ha martellato. «La visione della Moratti non è democratica, è padronale». Tornando poi sul progetto Citylife, criticato anche da Berlusconi. «Ritengo che un sindaco deve dare un'idea precisa di città e non sottostare ai diktat degli speculatori e di tre architetti. In questo la Moratti ha una grave responsabilità culturale». Insomma una fronda netta (anche sulle mostre gay), un bastian contrario che il sindaco ha deciso di licenziare, in una congiuntura in cui è uscita rinforzata dalla conquista dell'Expo 2015. Detto questo, è probabile che a breve non ci sarà alcuna sostituzione. Alcuni nomi circolano, certo, da Stefano Zecchi, a Philippe Daverio, fino al giornalista Rai Ugo Finetti. Ma in realtà il sindaco almeno per un po' si terrà le deleghe. C'è il progetto Expo da impostare. Lavorando sui grandi progetti culturali in asse con personaggi come Francesco Micheli e soprattutto con il presidente della Triennale, Davide Rampello, che ieri ha smentito una sua candidatura al post Sgarbi - «non ho avuto nessun contatto con il sindaco e poi sono molto legato alla Triennale» - ma che certamente accrescerà il suo ruolo culturale in città. Il futuro di Sgarbi, invece, è ancora incerto. «Ho parlato con Berlusconi della mia possíbile collaborazione col nuovo ministro. E ho parlato a Bossi della necessità di garantire la vasta area culturale padana». Più concretamente, per lui potrebbe esserci o un incarico al Comune di Roma o un ruolo da definire al ministero. «Un'intelligenza come quella di Vittorio va coinvolta», ha aperto il neo ministro Bondi». Sullo sfondo, infine, resta il nodo della citazione in giudizio del sindaco di Milano da parte della Corte dei Conti, per un risarciménto di sette milioni di euro in relazione all'assunzione di alcuni consulenti e dirigenti esterni. «Per rispetto alla Corte non faccio alcun commento», ha tagliato corto Moratti.