Il giorno dopo la cacciata dalla giunta, il critico ha incontrato Berlusconi. Per lui forse un incarico di prestigio nella Capitale A caldo ha respinto le motivazioni fornite dalla Moratti per spiegare il suo licenziamento. A freddo, il giorno dopo, Vittorio Sgarbi è passato al contrattacco: il sindaco - è il suo ragionamento ha violato un accordo politico stipulato in prossimità delle comunali del 2006. Il critico d'arte più famoso d'Italia aveva accettato di candidarsi a sindaco di Milano con il neonato movimento "Terza Repubblica": poi, in cambio di un incarico nell'amministrazione Moratti, aveva deciso di rinunciare alla corsa. Adesso è pronto a ritornare in campo già dall'anno prossimo: «Considero le mie dimissioni uno scippo dei miei voti, tornerò a Milano solo alle prossime elezioni per il sindaco e confido che la Moratti non ripeterà un altro mandato. Questo è un atto di sfratto al sindaco. Già dalle prossime elezioni provinciali comincerò a fare politica a Milano in un'ottica di alleanza con il Pdl che preveda il rispetto per un combattente, riconosciuto come tale dallo stesso Berlusconi, e che ha dimostrato di avere fatto molto per la cultura milanese». E forse per dare uno schiaffo al sindaco che l'ha licenziato annuncia un impegno a Roma: «Ne ho parlato con Alemanno. Vediamo, potrebbe essere una sovrintendenza». MORATTI RIPETE NO Il rapporto con il sindaco è del tutto concluso. Ieri la Moratti ha ribadito che un ripensamento e «impossibile: èbvenuta meno la fidacia per mancanza di rispetto nei confronti della giunta». Posizione condivisa dal capodelegazione in giunta di Forza Italia, Giovanni Terzi: «Pur riconoscendo le grandi capacità e la verve culturale di Sgarbi il suo comportamento di disprezzo verso la giunta è stato profondamente sbagliato e fa cadere il rapporto di fiducia». Sulla stessa linea il consigliere forzista Alberto Garocchio: «È stata una questione di giunta. Sgarbi l'ho visto poco in consiglio e le mostre che ha promosso mi hanno interessato poco». VITTIMA DI CITY LIFE? Oltre al trucchetto escogitato per fare approvare dall'esecutivo la mostra di teatro gay e allo scontro ad Annozero con il giornalista Marco Travaglio, a determinare l'allontanamento di Sgarbi potrebbe avere contribuito la sua opposizione ai grattacieli del progetto City life all'ex Fiera. Un tema su cui il diretto interessato è tornato ieri alla sua maniera: «Un sindaco, se non è obnubilato dall'ignoranza, deve dare un'idea precisa di città e non sottostare ai diktat degli speculatori e di tre architetti che sono contro tutti e contro tutto. In questo la Moratti ha una grave responsabilità culturale». Sgarbi vittima degli interessi immobiliari? «Non credo - spiega un assessore che preferisce restare anonimo - quello è un progetto di Albertini, inoltre è lo stesso giudizio dato da Berlusconi». Un tentativo di ricucire lo strappo l'ex titolare della cultura lo ha tentato a Roma. Ieri mattina ha incontrato Silvio Berlusconi per illustrargli la situazione e annunciare la sua decisione di candidarsi a partire dalle provinciali dell'anno prossimo. Sul tavolo ci sarebbe un impegno nel governo appena costituito, in particolare nel ruolo di sottosegretario o consulente ai Beni culturali. Un'ipotesi che il neo ministro Sandro Bondi vedrebbe con favore: «Un'intelligenza come quella di Vittorio va coinvolta. Nessuno come lui conosce in profondità la bellezza italiana, borgo per borgo. Sottosegretario? Troveremo la forma per collaborare». A proposito, intanto, Sgarbi ha detto di aver parlato anche con Bossi «della necessità di garantire la vasta area culturale padana che fu illustrata da Roberto Longhi e dal mio maestro Francesco Arcangeli» In subordine, se non andasse al governo, potrebbe esserci un incarico da consulente: la lista dei sottosegretari, infatti, sembra chiusa e il nome del critico non c'è. Un altro argomento a sfavore è che la nomina a sottosegretario verrebbe interpretata da Letizia Moratti come un dispetto di Berlusconi nei suoi confronti NO CAMPIDOGLIO Sempre nella Capitale potrebbe aprirsi un'altra strada. Secondo alcuni Sgarbi potrebbe riprendersi a Roma il posto che aveva a Milano. Tra l'altro proprio l'ex assessore non ha mai fatto mancare le sue critiche verso la politica culturale delle giunta Rutelli e Veltroni: famosa è rimasta la sua polemica contro la teca di Mayer dell'Ara Pacis. Anche questa via sembra però preclusa: «Quella casella - rivela il capogruppo a Palazzo Marino Carlo Fidanza - è assegnata a Umberto Croppi, intellettuale della Nuova Destra e guru della campagna elettorale di Alemanno». Non resta, insomma, che l'impiego come superconsulente o sovrintendente. ASCESA E DECLINO. Sgarbi è diventato assessore alla Cultura con la giunta Moratti. All'inizio, si era candidato a sindaco della città col movimento Terza Repubblica, ma poi rinunciò in cambio dell'incarico che poi ebbe nella nuova amministrazione. Alcuni ritengono che dietro la fine della sua esperienza in giunta ci sia anche il suo scarso gradimento dei grattacieli di City Life.
Il futuro di Sgarbi: con Alemanno o al fianco di Bondi
Ieri, il critico d'arte Vittorio Sgarbi ha annunciato di aver lasciato la giunta di Moratti a causa di un accordo politico violato. Sgarbi aveva accettato di candidarsi a sindaco di Milano con il movimento Terza Repubblica, ma poi aveva deciso di rinunciare in cambio di un incarico nell'amministrazione. Ora, Sgarbi ha detto di essere pronto a ritornare in campo alle prossime elezioni per il sindaco e ha annunciato di aver parlato con Alemanno per un impegno nel governo. La Moratti ha ribadito che il rapporto con Sgarbi è del tutto concluso e che non ci sarà un ripensamento.
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