A Venezia di biennale c'è anche il caos. Dopo due edizioni affidate a Moritz De Hadeln, la Mostra del cinema torna a soffrire («già l'altra volta, quando c'è stata la sostanziale sfiducia alla gestione Baratta da parte del ministro Urbani, ci siamo trovati in una situazione di estrema delicatezza» ha ricordato il sindaco di Venezia Paolo Costa). «Per due edizioni ho fatto del mio meglio e sono disposto a continuare», spiega il direttore tedesco. Ma il rinvio a gennaio del cda, che lunedì avrebbe dovuto rinnovargli il mandato, ha scatenato un polverone di polemiche che riguardano proprio il suo destino e quello del più importante festival cinematografico italiano. A scatenare il putiferio è stato il telegramma del ministro Urbani che ha annunciato il prossimo varo della riforma della Biennale, destinata a trasformarsi da Società di cultura in Fondazione, nel consiglio dei ministri di martedì. «Colpo di mano», «decisione arrogante», «uno sfregio al Parlamento», «la Biennale è ostaggio del ministro Urbani», «il governo vuole commissariare la Mostra» protesta l'opposizione, dai ds, ai verdi, alla margherita. Insorgono le associazioni, l'Anac, l'Api (i produttori indipendenti). Allarmati anche alcuni consiglieri: «L'obiettivo del ministro è di mettere le mani sulla Mostra del cinema e farne qualcosa che non ha nulla a che vedere con la sua tradizione», accusa Valerio Riva, nominato dalla Regione Veneto. «Io ho soltanto comunicato il fine dell'iter parlamentare del decreto di modifica dello statuto. Non ho intimato un bel nulla e non vi è nessun commissariamento, perché all'attuale cda è affidata l'ordinaria amministrazione - ha ribattuto ieri Urbani - E' evidente che effettuare delle nomine in questa situazione potrebbe ledere l'autonomia del futuro Consiglio e potrebbe determinare future richieste di danno erariale nel caso in cui il prossimo cda non fosse d'accordo con il precedente sui direttori». Quanto all'attuale presidente della Biennale, Bernabé, ha fatto sapere di continuare a svolgere con il ministro Urbani un colloquio "nel rispetto delle competenze e delle regole dell'istituzione". Ma fa anche capire che se Urbani gli chiederà di restare una delle sue condizioni sarà proprio la conferma di De Hadeln. Conferma che sarà chiesta anche da quasi tutto il resto del cda, visto che non sarà troppo dissimile da quello attuale. Ci sarà, comunque, il sindaco Paolo Costa, ci sarà Amerigo Restucci, nominato dalla Provincia, potrebbe esserci anche Valerio Riva, nominato dalla Regione. L'unica novità potrebbe riguardare Severino Salvemini, il componente nominato dal governo. Se, dunque, Urbani deciderà di puntare su un nuovo direttore, anche autorevole (tra i nomi che circolano in queste ore, Giancarlo Giannini, Marco Muller e Giuliano Montaldo), la Biennale dovrà trovarsi un nuovo presidente.
Bernabè non molla De Hadeln. Il presidente e il Cda chiederanno la sua riconferma alla Biennale
La Mostra del cinema di Venezia è in crisi dopo il rinvio del cda, che avrebbe dovuto rinnovare il mandato del direttore Moritz De Hadeln. Il ministro Urbani ha annunciato il varo della riforma della Biennale, che trasformerà la Società di cultura in Fondazione, e ha scatenato polemiche sul destino del festival cinematografico italiano. L'opposizione e le associazioni hanno protestato, accusando il governo di voler commissariare la Mostra e di mettere le mani sulla sua tradizione. Il ministro ha ribattuto che non ha intimato un commissariamento e che l'attuale cda è affidata all'ordinaria amministrazione.
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