Indagini archeologiche hanno interessato l'area compresa tra Cigoli e Molino. Un territorio di transito, tra le colline e la piana dell'Arno: zona ideale per la costruzione di borghi fortificati nell'epoca dell'incastellamento. Il luogo dove sorgeva il castello di Leporaia, attestato nei documenti fin dal 1026, non era mai stati individuato con esattezza. Le ipotesi più accreditate lo collocavano sulla riva sinistra dell'Egola tra Stibbio e Montebicchieri. Oggi, grazie soprattutto alle ricerche condotte da Valerio Vallini - giornalista e scrittore nato a Ponte a Egola - il colle di Leporaia è stato individuato con esattezza. Un poggio a poca distanza da Molino d'Egola, all'inizio della strada che conduce a La Serra, si presenta spianato artificialmente e disseminato di tegole e frammenti di ceramica. Leporaia era un castello dipendente da San Miniato. «In un documento - spiega l'archeologo Agostino Dani - si racconta che il borgo era tenuto a fornire 45 uomini armati in caso di guerra». A seguito del crollo demografico del Trecento, viene abbandonato e scompare. Si tratta dello stesso processo che porta alla decadenza la pieve di San Saturnino. Stessa sorte sembra essere toccata anche a Castelvecchio. Sulla collina dove oggi sorge Villa Sonnino si trovava un altro piccolo borgo fortificato. Il nome del luogo, così come la posizione, lo avevano sempre fatto immaginare. Un intervento di emergenza per la messa in sicurezza della collina ha permesso un'indagine stratigrafica: sono emerse le tracce di un'abitazione medievale distrutta da un incendio. L'archeologo Andrea Vanni Desideri, che ha guidato lo scavo, sta lavorando con Valerio Vallini e Paolo Morelli a una pubblicazione.