«La mia musa è la solitudine. Dal mio cuore sgorgano parole ardenti di passione, ma molti miei colleghi fanno dell'ironia». Il fu Sandro Bondi, neo-ministro della Cultura, nasce già poeta il 14 maggio del 1959 (con l'occasione gli anticipiamo gli auguri), in quel di Fivizzano, piccolo comune fondato durante il Medio Evo e che si erge sulle pendici sud-occidentali dell'Appennino tosco-emiliano nella Lunigiana. Sono scarne le notizie relative ai primi anni della sua infanzia, se non che emigra giovanissimo con il padre socialista nelle terre elvetiche della Losanna. L'esperienza proletaria lo forma facendo di lui uno dei più giovani dirigenti della Fgci. L'afflato poetico e la fede nel supremo - la sua tesi in filosofia è su Leonardo Valazzana, predicatore agostiniano che mandò Savonarola sul rogo - lo spingono ad abbandonare il comunismo per abbracciare l'unto dal signore. L'incontro avviene grazie allo scultore Pietro Cascella e in virtù del quale scaturisce la prima opera degna di nota del sommo Sandro Bondi: "Una storia italiana". Dice il Bondi di Eco: «Che pena vedere Umberto Eco sfogare la sua acredine verso il capo del governo italiano dalle colonne di un giornale straniero. Peccato perché il suo astio incontenibile è pari soltanto alla sua insipienza politica e intellettuale». Scrive di lui il Gambero Rotto: «La cifra del Bondi poeta consiste nel sottoporre l'oggetto poetico ad un'estrema destrutturazione; una sorta di scarnificazione rituale, al termine della quale non deve rimanere nulla che lo renda più identificabile come tale. Funziona così bene che della poesia di Bondi non rimane - appunto - che Bondi. E proprio allora, nel preciso momento in cui il Bondi rimane nudo, che scatta lo straniamento e siamo presi da viva inquietudine. Come quando ci imbattiamo in un gatto morto sul ciglio della strada». Pubblichiamo dalla rubrica "Versi diversi" del settimanale Vanity Fair una raccolta antologica parziale e riduttiva delle poesie del nostro prossimo ministro. Ad una misteriosa commessa della Camera Dolente fulgore Mite regina Misteriosa malia Polvere di stelle A Michela Vittoria Brambilla (alias Crudelia Salmon) Ignara bellezza Rubata sensualità Fiore reclinato Peccato d'amore A Stefania Prestigiacomo Luna indifferente Materna sensualità Velo trasparente Severo abbandono Ad Anna Finocchiaro Nero sublime Lento abbandono Violento rosso Fugace ironia Bianco madreperla Intrepido mistero Per le nozze di Elio Vito Fra le tue braccia magico silenzio Fra le tue braccia intenerito ardore Fra le tue braccia campo di girasoli Fra le tue braccia sole dell'allegria A Giuliano Ferrara Antro d'amore Rombo di luce Parole del sottosuolo Fiume di lava Ancora di salvezza A Walter Veltroni Tenero padre madre dei miei sogni Anima ulcerata. Figlio mio Ritrovato A Gabriella (la moglie) Dolcissimo Padre Amore unico Corazza dello spirito Roccia di lava Anima fuggitiva A Francesco (il figlio) Mi calmavi fingendo di dormire Sembravi tranquillo ma ti asciugavi le lacrime Padre di tuo papa come sarà nel momento dell'addìo A don Lorenzo Milani Ti vedo Correre allegro in bicicletta In soccorso dei poveri Ti vedo Solo, a Barbiana Piangere nella casa di Cristo Ti vedo Circondato dai tuoi ragazzi Amati di più di Dio stesso Ti vedo Sofferente Ritornato tra le braccia di tua madre. Don Lorenzo, quanto ti amo. A Fabrizio Cicchitto Viviamo insieme questa irripetibile esperienza con passione politica autentica con animo casto e con la sorpresa dell'amicizia. Ci mancheremo quando verrà il tempo nuovo e ci rispecchieremo finalmente l'un nell'altro. E ci mancherà anche quello che non abbiamo vissuto assieme fra i banchi della scuola nell'adolescenza inquieta e nell'età in cui non si ama. La mia fede è la tenerezza dei tuoi sguardi. La tua fede è nelle parole che cerco. Il Trittico della Sacra Famiglia. Silvio Berlusconi, la moglie e la madre A Veronica Lario in Berlusconi Bellezza del soccorso sensuale ironia vigore dell'amore intrepida solitudine A Rosa Bossi in Berlusconi Mani dello spirito Anima trasfusa. Abbraccio d'amore Madre di Dio A Silvio Vita assaporata Vita preceduta Vita inseguita Vita amata Vita vitale Vita ritrovata Vita splendente Vita disvelata Vita nova Riprendiamo infine la lettera scritta ai posteri all'indomani della lieta novella sulla vittoria elettorale del Cav. A Silvio, per il lieto fine che aspettavo Avevo scritto un anno fa proprio sulle pagine di Vanity Fair che l'avventura umana e politica di Silvio Berlusconi non avrebbe potuto chiudersi nel modo in cui si pronosticava dopo il voto del 2006, ma che avrebbe conosciuto, come tutte le belle storie, un lieto fine. E difatti, dopo traversie di ogni tipo avvenute in questi ultimi quattordici anni, ecco che Silvio Berlusconi vince nuovamente con un vero e proprio plebiscito. In questo momento il mio stato d'animo è comprensibilmente di felicità e di ammirazione per un uomo che, anche in questa campagna elettorale, ha saputo non solo rappresentare meglio di altri le speranze di cambiamento della maggioranza degli italiani, ma, soprattutto, che si è speso senza risparmio di energia, con una generosità e un entusiasmo commoventi. Gli dedico con affetto questa poesia. Magico silenzio Intenerito ardore Campo di girasoli Sole dell'allegria