Sandro Bondi guiderà le sorti del patrimonio e del paesaggio italiano. È lui il nuovo ministro ai beni culturali La matricola Sandro Bondi avanza verso il presidente della Repubblica Napolitano guardando soltanto il suo leader azzurro, il protagonista del memorabile sonetto A Silvio. Gli sorride (al Cavaliere) e intanto, con la sua caratteristica voce bianca, giura fedeltà alla Costituzione. Il neo ministro dei beni culturali ha superato in corsa il candidato Luca Barbareschi che pure non aveva fatto mistero della sua attitudine al comando («se non venissi utilizzato per apportare una miglioria sarebbe una follia» aveva detto, con buona pace della modestia). L'attore dovrà accontentarsi del semplice salotto di Porta a porta - oltre che degli scranni del parlamento - perché le previsioni portano in pole position, come vice di Bondi, Ferdinando Pinto, pugliese, al timone di Mpa. Non sarebbe un buon inizio per il neo-ministro che promette leggi sul patrimonio in rima baciata. Pinto è stato al centro di una lunga e contorta vicenda giudiziaria - penale e civile - in merito al rogo che distrusse un gioiello come il teatro Petruzzelli di Bari di cui ai tempi era il gestore (un arresto, due condanne, poi in Cassazione tutti gli imputati, lui compreso, vennero prosciolti). La partita per il ruolo di secondo è ancora tutta da giocare. Bondi, volto serafico, versi come «fiore reclinato, peccato d'amore» dedicati alla collega Brambilla, oppure per Veltroni «anima ulcerata, figlio mio ritrovato», è invece l'uomo dall'animo casto che tutelerà i tesori italiani e il paesaggio. Nel suo passato, un solo neo, quell'essere stato sindaco comunista di Fivizzano, paese natale, «onta» peraltro presto cancellata con la catarsi di Arcore. L'incontro con Silvio Berlusconi, ad opera dell'amico comune Pietro Cascella (che per il Cavaliere aveva eretto un grandioso mausoleo funebre), cambiò definivamente la sua vita conducendolo a affermazioni piene di coraggio, tipo «Berlusconi è come Mozart». Anche la sua vena poetica si arricchì (per saperne di più sulle ultime produzioni, la rubrica è su Vanity Fair). E lo consegnò alle cronache del nostro tempo con un'opera letteraria di indubbio valore: la stesura del libro fotografico Una storia italiana che sconcertati cittadini si videro recapitare nelle loro caselle postali in occasione della compagna elettorale del 2001. Come imprinting da ministro ha dovuto affrontare l'annuncio scomodo di uno sciopero indetto dalla Uil per violazione di norme sindacali da parte della dirigenza generale del dicastero, e la impegnativa morte di Luigi Malerba. Lo ha definito un intellettuale a tutto tondo ma anche un malinconico comico «che metteva a nudo le scioccaggini della vita».