Il presidente Galan: bisogna eliminare sovrapposizioni di competenze. ItaliaOggi pubblica l'intervento del presidente della regione Veneto, Giancarlo Galan, in occasione del convegno «Per un ascolto del territorio. Concertazione e partecipazione sul piano territoriale regionale di coordinamento» (Padova, 6508) Vi confesso tutta la mia difficoltà nel dispormi con pensieri positivi verso i temi su cui si discute ormai da tempo e che riguardano, ancora una volta, le strategie territoriali che dobbiamo adottare, per esempio con il nuovo Ptrc. E questa mia difficoltà viene da lontano, perché si fonda su quelle che sono state le vicende territoriali, o meglio, urbanistiche del Veneto negli ultimi quarant'anni. In breve, sono più che convinto che leggi, procedure, norme, paradossalmente non garantiscano in nulla un corretto governo del territorio. Ritengo sia per davvero difficile orientarsi nell'intreccio paralizzante e contraddittorio costituito da leggi, competenze e norme entro cui non si capisce più che cosa sia «territorio», oppure «ambiente» o «paesaggio». Per esempio, come se ne esce dal conflitto fra tutela paesaggistica e urbanizzazione, un conflitto che si intreccia con quello fra stato e regioni? Giuseppe Mazzotti, un uomo a cui il Veneto e l'Italia debbono moltissimo per quanto riuscì a fare con l'obiettivo di salvare il nostro paesaggio culturale, concluse con le seguenti parole la sua Guida alla provincia di Treviso: «Dall'alto dei monti, questa nostra terra su cui sono passate tante vicende, si mostra aperta, in pace, a maturare i frutti, le erbe, il grano, definita e immutabile nel tempo». Sono parole scritte nel 1938, ma come sappiamo quella terra, quel paesaggio non rimase né definito, né immutabile e al suo scempio avvenuto nel secondo dopoguerra cercò di opporsi lo stesso Mazzotti. Ma nella recente riedizione della Guida di Giuseppe Mazzotti, voluta anche dalla regione, c'è l'introduzione di chi per anni e anni fu il massimo dirigente urbanistico dell'amministrazione regionale. Si tratta di un'introduzione nella quale ci si lamenta per luoghi della pianura ora irrimediabilmente perduti e per una natura offesa dalla modernità. Ho voluto accennare a tutto questo per dire che anche la più attrezzata e sensibile vigilanza amministrativa, quale dovrebbe esserci stata in regione tra gli anni 70 e 90, è servita ben poco nel contrasto alle offese compiute a danno del paesaggio culturale del Veneto. Chi si è commosso nell'introdurre la nuova edizione del libro di Mazzotti, cosa ha fatto per governare «la caotica e poco pianificata espansione economica» del Veneto degli ultimi trent'anni del secolo scorso? L'espansione economica e industriale che ha apportato sviluppo e benessere è riuscita comunque a vanificare l'efficacia di ogni normativa di tutela ambientale e paesaggistica. È o non è questa la verità? E chi ci garantisce che la nostra legge urbanistica o quello che è stato fin qui predisposto dal Ptrc siano strumenti adeguati per evitare «nuove sgangherate urbanizzazioni» della campagna o dei Colli Euganei o dei Berici o di quanto si è salvato lungo gli argini dei fiumi o nel Delta o attorno alle Lagune? Di sicuro il Terzo Veneto ha bisogno di migliorare le proprie infrastrutture, le proprie attività produttive, commerciali, ga-stronomiche, ricreative, ma tutto questo deve poter avvenire senza nuovi sprechi ambientali, senza ulteriori offese al paesaggio, che nel Veneto è paesaggio culturale, se solo pensiamo a che cosa significa ancora oggi paesaggio palladiano. Non c'è Terzo Veneto senza qualità della vita, una qualità che è data sia dal benessere economico e dalla sicurezza sociale, sia dalla più inflessibile tutela del nostro paesaggio culturale. Per concludere, io credo che tra Ptrc e legge urbanistica vada fatta una seria e profonda riflessione che chiarisca innanzitutto il problema delle deleghe e delle funzioni dei vari enti che si occupano, a diverso titolo, di pianificazione territoriale. Ci sono problemi pesanti di sovrapposizione di competenze e di conflittualità istituzionali. C'è il nodo delle competenze delle province, un nodo che ha riflessi sia di tipo disciplinare che amministrativo. Quanto tempo si perde e quanti rischi si corrono quando più enti si occupano della stessa materia? Bisogna, io credo, assolutamente eliminare ogni sovrapposizione di competenze, ogni conflitto istituzionale. Ho la quasi certezza che troppi piani, troppi conflitti di competenze portino a eccessi normativi, che sono il vero alibi dietro cui passano gli scempi compiuti o solo tentati per esempio nei Colli Euganei o in buona parte del Veneto centrale, che ora si presenta come un'unica, opaca galassia metropolitana. A tal fine, non credo che sia per davvero avvenuta un'approfondita riflessione sul ruolo dei comuni, delle province, della regione, non esclusi altri soggetti istituzionali quali le comunità montane, gli enti parco, ma anche i consorzi di bonifica e le Asl. Io so solo che ciò che desidero è che l'ingorgo di leggi, norme e competenze non travolga ulteriormente il paesaggio culturale del Veneto. D cosiddetto Codice Urbani è da ritenersi un più che soddisfacente strumento per chi intende tutelare il bene paesaggistico. Quel Codice è stato di recente modificato dall'ex ministro Rutelli, nel senso che ci dovrà essere co-pianificazione fra Stato e regioni, il che significa una collaborazione obbligatoria tra noi e lo stato. Ora mi auguro che nessuno modifichi quanto appena modificato. Comunque, proprio rispetto a ciò che si è fatto per definire il Ptrc, siamo d'accordo con il direttore regionale del ministero, architetto Ugo Soragni, di nominare al più presto un ristretto gruppo di studio che definisca l'intesa stato-regione per un piano paesaggistico regionale che, come è noto, non può essere identificato con il Ptrc. Due soli punti ancora. Il primo riguarda l'incredibile miopia o strabismo imprenditoriale esibito dall'Ascom-Confcommercio, che ha protestato di recente contro la programmazione regionale in materia di commercio. Ma dove erano questi signori quando in Veneto dilagavano le grandi strutture di vendita di proprietà delle multinazionali o delle onnipresenti Coop? Grandi strutture di vendita, sia ben chiaro, che hanno invaso nuove porzioni di territorio, provocando nella stragrande maggioranza dei casi ulteriore degrado paesaggistico e ambientale. Si cerca da parte della regione di porre ordine in una materia tanto complessa e delicata, ma l'Ascom non ci sta. E che cosa hanno da dire questi signori quando nella provincia di Treviso, su autorizzazione dei comuni, la rete distributiva commerciale basata su medie strutture di vendita ha raggiunto nel corso del 2007 circa 800 mila metri quadrati di superficie, mentre sempre in provincia di Treviso le megastrutture di vendita sono diventate 74? Chiamiamoli pure parchi commerciali, realizzati spesso con il voto contrario della regione e invece con quello favorevole della provincia di Treviso, ma parco o non parco qual è il danno inferto a ciò che resta del nostro paesaggio? E l'ultimo punto è una buona notizia, cui si accompagna un mio vivo desiderio, visto che il nuovo Codice Urbani-Rutelli ha stanziato un Fondo per il ripristino del paesaggio con 45 milioni di euro per tre anni. C'è qualche sindaco o assessore in Veneto così gentile e bravo da invitarmi ad assistere all'abbattimento di qualche costruzione abusiva o deturpante, avvenuto il quale sia ripristinata la bellezza originaria di un nostro paesaggio?
Italia Oggi
9 Maggio 2008
Quegli eccessi normativi che fanno male al paesaggio
GI
Giancarlo Galan
Italia Oggi
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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