Piacenza deve puntare in «alto, deve essere più ambiziosa, ne ha tutte le potenzialità culturali ma tutti i suoi musei sono sottoapprezzati». Questa la sfida che lancia Davide Gasparotto, funzionario della Soprintendenza al patrimonio storico e artistico per Parma e Piacenza. L'occasione è quella della presentazione della nuova guida del Collegio Alberoni di Piacenza, che verrà illustrata domani alle 17 nella chiesa di San Lazzaro, A Davide Gasparotto, che ha curato il volumetto edito da Skira, abbiamo rivolto alcune domande. In che modo Piacenza potrebbe rilanciare il suo ruolo culturale e i suoi poli museali, di grande rilievo ma poco conosciuti fuori dalla città? «Quello di creare un polo museale a San Lazzaro, ad esempio, è un progetto importante, che consentirebbe non solo di avere un vero e proprio museo del cardinale Alberoni, affiancato magari dal museo diocesano, ma anche di riqualificare un'area periferica, attualmente piuttosto trascurata, da punto di vista urbanistico e culturale. Anche la presenza dell'Università Cattolica potrebbe giocare un ruolo fondamentale». Ci spieghi meglio questo prò-getto di polo museale a San Lazzaro. «L'idea, di cui si parla da tempo, è quella di trasferire le collezioni del cardinale Alberoni (un patrimonio sterminato e complesso, che comprende quadri, arazzi, raccolte grafiche, argenti, tessuti, tutte cose al momento non visibili) dal Collegio, che non è un vero museo, alla struttura antistante e creare uno spazio espositivo sempre accessibile al pubblico. Alcune di queste opere, come i quadri e gli arazzi, hanno bisogno di cure. Ed è per questo che all'interno del museo del Cardinale potrebbe nascere un laboratorio di restauro specializzato per gli arazzi. Sarebbe l'unico punto di riferimento per l'Italia settentrionale (gli unici ora esistenti sono a Firenze e Roma). A questo, poi, si vorrebbe affiancare il museo diocesano. E' un progetto ambizioso in cui la città deve credere e per cui deve lavorare». Torniamo alla guida del Collegio. Come è impostata e a chi si rivolge? «L'intenzione è quella di creare uno strumento agile, didattico e molto divulgativo, di facile lettura e consultazione (96 pagine con 80 illustrazioni), che possa aiutare il visitatore a conoscere quanto è possibile al momento ammirare del patrimonio del cardinale. E' destinata ad un pubblico ampio e il fatto che sia stata pubblicata da Skira garantisce una diffusione piuttosto ampia anche fuori Piacenza. Il volumetto è strutturato in piccole monografie sul personaggio (il profilo biografico del cardinale, il suo ruolo di collezionista, il Collegio, l'appartamento del cardinale), su singole opere (il dittico di Jan Provost, l'Hecce Homo di Antonello da Messina) sulle collezioni e sulle dotazioni del Collegio (gli argenti, la biblioteca, le scienze, la galleria degli arazzi, la quadreria, le sculture, i tessuti e i paramenti sacri e la chiesa di San Lazzaro)». Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà nella stesura? «La difficoltà principale è venuta dal fatto che il Collegio Alberoni non è un museo. Non è nato come tale, ma come istituzione educativa. Così volle il cardinale Alberoni e così ha continuato a vivere nei secoli. Nella guida ho voluto raccontare innanzitutto chi era il cardinale Alberoni, la sua figura di mecenate e ho voluto mettere a fuoco da una parte le opere che erano importanti per lui (il S, Pietro di Guido Reni, adesempio) e dall'altra quelle che hanno una grandissimo significato artìstico universale (come l'Ecce Homo)». Quali infine le aspettative di questa piccola ma significativa operazione culturale? «La speranza è quella di contribuire alla diffusione della conoscenza dei poli museali piacentini, che come dicevo sono culturalmente ed artisticamente molto importanti (dal Farnese alla Gallerìa Ricci Oddi, che è un unicum in Italia, al Collegio Alberoni) ma sottovalutati. In questa direzione si sta muovendo con impegno e risultati positivi l'Amministrazione provinciale, a cui si deve anche la realizzazione di questa ultima guida».