Parlano i due urbanisti dopo le accuse al piano regolatore Lamministrazione pubblica deve acquistare le aree, urbanizzarle e poi venderle ai privati Urbanistica romana, dopo la bufera è lora degli schieramenti. Ma è proprio vero che le centralità, i nuovi quartieri-città che si stanno alzando nelle periferie, sono state per lo più disegnate su ettari doro dei grandi costruttori? «Si potrebbe rispondere di sì» risponde Italo Insolera, il padre della storia dellurbanistica romana. «Perché è quello che si vede. Ma non mi soffermerei a parlare solo di questo. Il problema è la struttura del piano regolatore. E a questo proposito è uscito un libro interessante delleconomista Franco Archibugi, che ora insegna in Inghilterra e che sostiene che in una metropoli moderna le centralità possono essere una, al massimo due. Lo Sdo, il famoso sistema direzionale orientale, era una vera alternativa al centro. Mentre otto o più centralità sono una balla. Non esistono in nessuna città del mondo». E la mancanza di servizi o per lo meno il fatto che nascano prima le case e poi le infrastrutture? «Non è vero» continua Insolera «che si tratti di un vizio, per così dire, romano di sempre. Perfino lIna Casa, nel periodo più duro della ricostruzione, ovvero dopo la fine della guerra, si preoccupava di fornire in modo pronto i servizi dei quartieri che costruiva. Noi, allora giovani architetti, progettavamo insieme case e servizi con i finanziamenti del Piano Fanfani. Magari subito subito non cerano, ma dopo un mese, i nuovi abitanti avevano tutto a disposizione. Non solo, cera qualità architettonica, che ora, è opinione comune, nelle case dei nuovi quartieri non si vede. Gregotti si è impegnato per il piano di Acilia Madonnetta, ma, a parte lui, avete mai visto le abitazioni di qualcuno di questi quartieri periferici finire sulle riviste di architettura?». Un altro urbanista di fama, Leonardo Benevolo, parla dal suo studio vicino Brescia. «Finora ho soltanto sentito critiche giornalistiche. Lo studio di un Piano è unaltra cosa. Ma quello di Roma è una canovaccio che sottolinea i temi da sviluppare, unidea interessante, dopo il prg del 62 che ha scatenato labusivismo. Forse si è abusato di accordi di programma estranei al Piano stesso. Ma la questione centrale è unaltra. Lente pubblico non si può limitare a dare autorizzazioni a costruire, altrimenti perde il controllo del territorio. Deve scendere in campo, come viene fatto in tutta Europa, con società miste con i privati, deve comprare le aree, urbanizzarle, scegliere i progetti e poi rivenderle. È un circolo virtuoso, che darebbe allamministrazione il compito di disegnare veramente, da un punto di vista urbanistico e architettonico, la nuova metropoli».
ROMA - Insolera e Benevolo "Troppi re del mattone e poca architettura"
Due urbanisti, Italo Insolera e Leonardo Benevolo, discutono il piano regolatore di Roma. Insolera sostiene che le centralità e i nuovi quartieri-città sono stati disegnati su ettari doro dei grandi costruttori. Benevolo critica questo approccio e sostiene che la struttura del piano regolatore è il problema. Secondo lui, le centralità possono essere una o due, ma otto o più non esistono in nessuna città del mondo. Inoltre, Benevolo sostiene che la mancanza di servizi è un vizio romano di sempre. Insolera risponde che questo non è vero e che l'Ina Casa si è preoccupata di fornire i servizi nei quartieri che costruiva.
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